X Agosto

di Alessandro Vivanti

A parte i giovanissimi, chi non ha studiato e dovuto imparare a memoria il X Agosto di Giovanni Pascoli?
Io l’ho portata come poesia recitata all’esame di V elementare (quando ancora c’era pure quello di II). Personalmente sono più poeticamente carducciano e operisticamente rossiniano, rispetto a mio zio che è pascoliano e pucciniano, ma per San Lorenzo (avendo un nipote che si chiama così), dedico questa poesia pubblicata il 9 agosto 1896 sulla rivista «Marzocco» e in seguito inserita nella quarta edizione di Myricae, composta da Giovanni Pascoli in memoria del padre Ruggero, assassinato da due sicari appostati sul luogo dove stava passando con il suo carretto, sulla via del ritorno a casa da un mercato di una città vicina il 10 agosto 1867, giorno di San Lorenzo. Pascoli aveva appena 12 anni.

San Lorenzo, Io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

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