Volgarità e dolore

di Giorgio Boatti

DAI VECCHI AI GIOVANI:
NON FATTI, MA SIMBOLI

“Che cos’è l’esperienza che i vecchi dovrebbero insegnare ai giovani? Di poche parole si abusa in modo così nauseante come di questa, esperienza. E la si fa consistere in un certo accumulo di fatti occorsi alla persona. Un certo cospicuo numero di fatti diversi, qualche durezza sportiva o bellica una ventina di affari d’amore, una cinquantina di viaggi e un qualche mestiere ed ecco l’uomo esoerto. Ma i fatti sono la cosa più astratta che si dia. Esistendo soltanto nella misura in cui sono impregnati di simboli e significato. Ai vecchi tocca, in un ordinamento naturale, consentaneo all’uomo, fornire i simboli che a loro sono valsi per vivere la loro vita.
E ai giovani avverrà di rifiutarli e riscoprirli. Questa la dialettica che dà modo di vivere e crescere all’uomo e alla comunità umana…”
Elémire Zolla, Volgarità e dolore, bompiani 1966, pag. 82-83

L’ESPERIENZA? NON TE NE SERVI
MA SE C’E’ E’ MERAVIGLIOSO

“Riguarda l’esperienza. Continuano a dirti, quando sarai più vecchio, avrai l’esperienza – e si dà per scontato che sia una gran cosa…”
Qual è il suo parere, signore, in proposito? Serve veramente a qualcosa, secondo lei?”
“Che tipo di esperienza?”.
“Be’, posti in cui si è stati, gente che si è incontrata. Situazioni che si sono già vissute, di modo che quando si ripresentano riusciamo a fronteggiarle. Tutte quelle scemenze che, con gli anni, dovrebbero renderti saggio”.
“Lascia che ti dica una cosa, Kenny. Degli altri, non posso dire niente – ma, per ciò che mi riguarda, non c’è niente che mi abbia reso saggio.
Certo, mi è capitato questo e quello; e quando mi ricapita, mi dico ci risiamo. Ma non mi pare di nessun aiuto. Secondo me, io, personalmente, sono diventato più stupido, sempre più stupido; e questo è un fatto”.
“Senza scherzi, signore? Non sta parlando sul serio! Intende dire, più stupido di quando era giovane?”
“Molto, ma molto più stupido”.
“Che io sia dannato.. Allora l’esperienza non serve proprio a niente? Sta dicendo che è esattamente come se non l’avesse fatta?”
“No. Non sto dicendo questo. Dico solo che non puoi servirtene. Ma se non ci provi nemmeno… se ti limiti a sapere che c’è e che la possiedi… allora può anche essere meraviglioso…”

c. isherwood, un uomo solo, garzanti, pag. 112

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