VIVA IL NAPOLEON NON DI RIDLEY SCOTT, BENSÌ QUELLO DI ABEL GANCE !!!

di Gian Ruggero Manzoni

La storia del cinema si è incrociata spesso con quella, straordinaria, di Napoleone Bonaparte, sono infatti più di 700 le trasposizioni cinematografiche (e circa 350 quelle televisive) che hanno attinto a piene mani dalle vicende di uno dei personaggi storici più conosciuti. Anche tra i registi, grandi e meno, sono tanti quelli che hanno voluto ritrarlo, e tantissimi quelli che hanno tenuto nel cassetto un progetto cinematografico legato a Napoleone e che hanno dovuto, per qualche motivo, rinunciarvi, un esempio fra tutti Stanley Kubrick il quale, per interpretarlo, aveva pensato a Marlon Brando. Comunque la versione che mi sta maggiormente a cuore è quella muta, sebbene in molti la considerino “basso romantica, rozza e piena di inesattezze storiche”, del 1927, con la regia, la sceneggiatura e il montaggio di Abel Gance, con Albert Dieudonné nella parte di Napoleone e con lo scrittore Antonin Artaud nel ruolo di Marat. Inizialmente progetto di ampissimo respiro (dovevano essere sei i film riguardanti la vita di Napoleone), le vicissitudini finanziarie costrinsero Gance a un’unica versione, cioè quella che possiamo ancora visionare. La pellicola definitiva fu proiettata a Parigi, in prima, all’Opéra, appunto nell’aprile del 1927, ed è arrivata a noi (durata 5 ore + altri 35 minuti + altri 10) grazie a un primo restauro, quello del 1979, ad opera di Kevin Brownlow. Abel Gance (Parigi, 1889 – Parigi, 1981), figlio di un ricco medico ebreo Abel Flamant (che lo disconobbe) e di un’operaia, Françoise Péréthon, prese il cognome del patrigno autista-meccanico. Quasi totalmente autodidatta, sebbene oltremodo nazionalista, reazionario e con simpatie nei confronti dei sistemi totalitari-dittatoriali, è stato un personaggio mitico nella Francia delle Avanguardie Storiche: regista, sceneggiatore, attore, montatore e produttore cinematografico, amante della musica, della letteratura e dell’arte, riuscì a oltrepassare i limiti dell’espressionismo cinematografico; fu uno sperimentatore a livello di riprese e di montaggio, poi delle sovrimpressioni, della polivisione (film su triplice schermo) e un pioniere della stereofonia quando giunse il cinema sonoro (si veda il come procedette nel girare certe scene del suo Napoleon, in cui anche recitò nella parte di Saint-Just). Uomo geniale, oltremodo intuitivo, fantasioso, estroverso, fascinoso, sopravvisse a una prima virulenta tubercolosi, dalla quale guarì, alla Prima Guerra Mondiale, sebbene due suoi turni al fronte, all’influenza spagnola, da cui guarì, inoltre, per i suoi meriti artistici, non venne “epurato” sebbene fosse stato di quei francesi che avevano scelto Petain e la collaborazione con gli occupanti nazisti. Ebbe tre mogli. Innegabilmente nel vero coriaceo, come il suo Napoleon !!!

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