Via Panisperna
di Filippo Neri
Via Panisperna, il cui nome significa “pane e prosciutto”, è un’antica strada del Rione Monti a Roma, che unisce largo Magnanapoli con Santa Maria Maggiore.
Al numero 90 di questa via, dal 1927 al 1935 c’è stato l’Istituto Regio di Fisica, dell’Università di Roma, dove si riunivano un gruppo di giovani scienziati. Vennero chiamati “ i ragazzi di via Panisperna”, data la giovane età, meno di trent’anni, tra loro c’erano Enrico Fermi, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi ed Ettore Maiorana. Dagli studi di questi scienziati nacquero le scoperte di fisica nucleare che portarono alla bomba atomica.
In particolare Ettore Maiorana è stato un personaggio molto particolare, intorno al quale sono nate leggende. Nato a Catania nel 1906 si era rivelato un genio fino da giovanissimo, di carattere introverso, molto religioso. Aveva fatto il liceo classico dai gesuiti, dopo aveva iniziato a frequentare la facoltà di ingegneria a Roma. Quindi era passato a Fisica, dove si era laureato nel 1929, con 110 e lode, sotto la direzione di Enrico Fermi.
Probabilmente Ettore Maiorana aveva intuito dove avrebbero potuto portare le sue scoperte sull’atomo, e, dal 1934 al 37 si chiuse sempre di più in se stesso. Nel 1937 gli venne assegnata una cattedra universitaria a Napoli. Nel marzo del 1938, a trentuno anni, scomparve misteriosamente, durante il viaggio in traghetto da Palermo a Napoli.
Su questa scomparsa sono state fatte molte ipotesi, innanzitutto quella del suicidio, ma era strano il fatto che prima di partire avesse prelevato tutti i soldi, oppure si pensò ad un omicidio perché non rivelasse le sue scoperte. Altri pensarono che fosse fuggito all’estero, lo si cercò in Argentina, ma l’ipotesi che prese maggior peso è quella che si fosse rinchiuso in un monastero, facendo perdere le sue tracce.

