Un’estate crudele

di Stefano Causa

Due sono le possibili chiavi d’accesso a un’estate crudele. La prima sono le salopettes. Una bianca e due nere e i calzini corti dinanzi allo skyline di new york. La seconda è immaginare questo, giusto 40 anni fa, come il canto del cigno della migliore cultura del 45 giri o del pezzo assassino da juke box, monetine da cambiare etc. Le bananarama erano tre ma cantavano come fossero una (un poco come si vedrà nelle tanto piu patinate wilson phillips o, ma si!, anche nelle nostre volenterose paole e chiara). Per chi si fermi all’outfit, è una faccenda un poco grezza, se vogliamo ancora in odore di punk (le tre ragazze sono inglesi in intus et in cute e hanno provato accordi e incastri vocali con metà dei sex pistols al piano di sotto!). Tra poco ci penserà “venus”, la piu importante ed emblematica cover del decennio, a ripulire le bananarama e a reinventarle in un set di colori e luci adatte agli inoltrati anni 80. Ma bisognava avere l’età giusta per apprezzare le marimbas che introducono le voci e caratterizzano, insieme a un basso pesante sempre in primo piano, tutto il pezzo. Bisognava rivendicare la forza assorbente di quei 16 o 17 anni che non sono più adolescenza e non sono ancora presa d’atto del gioco del mondo.

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