Una strana campagna elettorale

di Peter Freeman


A Rep hanno una paura fottuta che la destra vinca le elezioni. È comprensibile.
Deve essere questa paura a spingere la testata a una campagna stampa dai toni frastornanti, isterici ed eccessivi. A volte sembra di essere nel 1948: là c’erano i comunisti capaci di ogni nefandezza, qui ci sono Meloni e Salvini e Putin e Belzebù.
Non penso sia una buona idea questa della Santa Alleanza contro la barbarie melo-salviniana, dello pseudo CLN (in versione crociana), del rincorrere ossessivamente un avversario che pure è odioso – questo nessuno lo nega.
Perciò stamane, quando ho aperto la pagina web di Rep, il secondo titolo in evidenza era questo:
“Abiti da teenager e Salvini aiuta a tavola: la festa anti-Papeete per il compleanno della fidanzata Francesca”.
Mi sono detto: questi (di Rep) sono davvero cretini, gli tirano anche la campagna elettorale. Poi ho dato una scorsa agli altri titoli. Del centrosinistra si parlava anzitutto a proposito degli aut aut di Calenda (lo pseudo Draghi), delle condizioni di Calenda, degli umori di Calenda. E probabilmente andremo avanti così a lungo: le feste di Salvini, i blitz di Meloni, gli aut aut di Calenda. Secondo me a Rep servirebbe un buon esperto di comunicazione politica – è il colmo, lo so, ma e’ davvero così.
Poi c’è l’intervista di Santoro dell’altro ieri. Ho tirato un grande respiro e ho provato a ripulire la mia mente malata da ogni pregiudizio su Michele Santoro prima di leggere l’intervista. (Premessa necessaria: i miei pregiudizi sono fondati su solidissime basi e non su sentito dire).
Dice cose, Santoro? No, non dice sostanzialmente niente. È come con i suoi editoriali in televisione, quando si lanciava in quei “ragionamendi” in testa alle sue puntate e sembrava di essere in uno di quei circoli privati per soli uomini, immersi in una rinfrescante penombra mentre fuori fa caldo, tanto caldo, e il notabile di turno, assaggiando una granita al limone, spiegava ai presenti (tutti uomini) il senso della vita e delle cose terrene.
Insomma Santoro non aveva molto da dire. Ha parlato di cose che non ci sono e che lui vorrebbe ci fossero. Mi è venuta in mente una scena di Wall Street, quando Charlie Sheen chiede a Darryl Hannah che cosa sia per lei la felicità, e lei: “Un Tiziano, un diamante da 18 carati, la pace nel mondo”. Penso che Oliver Stone sia il Michele Santoro in versione stellestrisce: a volte fa cose belle, molto belle, altre volte (sempre più spesso) lui è “come certi uccelli dell’Amazzonia: una cagata a ogni passo” (cit. Jorge Valdano su David Beckham).
Non è stato troppo narcisistico, Santoro, e credo che questo gli sia costato una certa fatica, perciò gliene va dato atto. Ma francamente l’idea che per superare la piaga biblica della sinistra frammentata la cosa migliore da fare sia dare vita a un nuovo partito – o contenitore, o sigla, o formazione o laboratorio o cantiere: cerchiamo di essere fantasiosi – non mi sembra una grande idea, nemmeno se griffata Santoro, e mi fa venire in mente il concetto di indennità di gregge (lasciamo che il virus si diffonda).
Ora, quel curioso ecosistema che chiamiamo sinistra è popolato da una miriade di microrganismi a loro volta divisi in sottospecie. Una di queste suddivisioni è “quelli che odiano Santoro” e “quelli che vorrebbero Santoro a capo della sinistra”. Ce ne sono anche altre, ovviamente, ma questa sottospecie ha una sua certa consistenza. Per questo l’intervista ha immediatamente provocato reazioni bipolari, spesso localizzate geograficamente (Michele è uno dei grandi interpreti della narrazione sulla nostra questione Meridionale). E so che in queste ore sarà tutto un rincorrersi, un telefonarsi, un redigere appelli e raccogliere firme.
Se vi interessa il mio parere, io penso che qualunque cosa si muova a sinistra andrà incontro all’ennesima sconfitta. L’ennesima, non l’ultima. In Italia la sinistra vive e vegeta proprio in virtù di questo: costruire agglomerati, raggiungere a stento 2-3 punti di percentuale elettorale, dividersi, tornare a costruire altri agglomerati, raccogliere percentuali ridicole, dividersi, eccetera. È un fenomeno ciclico e vitale, tipico delle forme di vita e degli ecosistemi. Qualcuno trova la cosa esasperante ma è inutile incazzarsi per l’esistenza delle amebe o di altri microrganismi: ci sono e hanno la loro funzione per la vita sul nostro pianeta. Il problema, semmai, è ipotizzare che certe forme di vita possano conquistare il governo del Paese.
Buona giornata.

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