Una lancia spezzata in favore di Federico Moccia

di Antonello Fabio Caterino

Voglio spezzare una lancia in favore di Federico Moccia, un professionista che ha sempre tenuto un profilo basso, nonostante prendersela con lui sia stato tecnicamente uno sport nazionale, ai tempi di Tre metri sopra il cielo.
La storia filologica di quel libro ha dell’incredibile. Pochi sanno, per esempio, che ha due redazioni, una con ambientazione contemporanea dall’edizione Feltrinelli, una decisamente precedente.
Pochi sanno che la fortuna di quel libro – un cult letterario – fu creata proprio da un pubblico che consumava le fotocopiatrici a furia di averne una copia propria, prima che l’affare passasse in mano a Feltrinelli!.
Moccia scrive per un pubblico ben definito: adolescenti sognatori e giovani sconclusionati. A me piace questo genere? No! Ma se dovessi mettermi a sputare merda su ogni genere che non mi piace, senza riconoscerne il professionismo intrinseco, lascerei in piedi al massimo tre label musicali, due editori e tre case di produzione cinematografiche al mondo.
Moccia scrive per il suo pubblico. Uno stile asciutto, mimetico, pastello, forse ipotecato quanto il futuro dei suoi lettori. Ma costruisce opere che si reggono in piedi e che danno qualcosa di importante a coloro alle quali vengono destinate. Moccia comunica benissimo al suo pubblico. E se non altro scrive un italiano corretto, coeso e pertinente, lontano da certi barocchismi del cazzo di prosivendoli da fiera e firmacopie.
Si vuole laureare con una tesi su sé stesso? Cazzi suoi! Io gli faccio solo gli auguri. E ancora una volta: cari hater e rosiconi, andate a prendervelo dove non batte il sole!

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