Una famiglia frassese

di Monsignor Valentino Di Cerbo

Quando lavoravo nel Vicariato di Roma, una mattina mi fu annunciata la visita della “nipote” Alessandra. Rimasi un po’ perplesso perché non ho nessuna nipote che porta quel nome, ma aprendo la porta dell’ufficio mi trovai davanti una bellissima ragazza, figlia di Franco Di Cerbo, fidanzata con un giovane di Castel Madama, con cui si sposò poco dopo. Mi chiamava zio, ma le spiegai che benché avessimo lo stesso cognome, fossimo molto amici e ambedue di Frasso e legatissimi al nostro paese, con il padre non eravamo parenti. Infatti i Di Cerbo frascetani si dividono in quattro ceppi, non imparentati tra loro: “Cievero” (la mia famiglia), “Cafettieri” (la sua famiglia), “Peppe ‘a porta” e “Cecato”.
I “Cafettieri” erano chiamati così perché gestivano un BAR davanti alla Chiesa di Campanile, cui era collegato anche il telefono pubblico, l’unico esistente in paese, sistemato in un locale vicino al Comune, (che dopo l’incendio del 1909 era stato sistemato all’inizio di Via Floridi, in alcuni locali dell’Istituto Gambacorta). A quei tempi telefonare era una cosa complicata e si riusciva a comunicare solo grazie alla sollecitudine e alla pazienza di don Giovanni, che riceveva le telefonate e convocava l’interessato, invitando chi aveva chiamato a ritelefonare fra mezz’ora, un’ora…. a seconda delle distanze. Un’impresa! (con buona pace anche della riservatezza!). E andava tutto bene quando non cadeva la linea.
Oltre a don Giovanni Di Cerbo, il fratello minore che era scapolo, c’era don Raffaele il maggiore, sposato con la maestra Angelina Malgieri, “Donna Nenna”, persona intelligente e discreta – figlia del famoso maestro Malgieri (capace di bocciare in quinta gli alunni migliori per tenerli ancora a scuola, in tempi in cui a Frasso c’erano solo le Elementari!) – che ha insegnato a leggere e scrivere a intere generazioni di Frassesi. Don Raffaele e Donna Nenna avevano 5 figli, tutti insegnanti, eccetto l’ultimo (Franco): Antonietta, sposata a Caserta col dott. Faraldo, direttore del Banco di Napoli (da cui ha avuto tre figli: Gennaro, Marcello ed Emma), Michelino, inteligentissimo e coltissimo, autore di saggi e poesie, ma che per scelta si era laureato tardi e dava lezioni private (coniugato con Teresa Formichella dalla quale ha avuto due figlie: Lilli e Ivana), Vittoria, sposata col maestro Labagnara di Guardia Sanframondi dal quale ha avuto Sebastiano, Clara, morta tragicamente dopo un matrimonio infelice dal quale erano nate tre figlie: Clementina, Angelina e Sonia, e Franco, l’ultimo che non aveva seguito la tradizionale vocazione di famiglia all’insegnamento e, dopo aver intrapreso la carriera militare, raggiungendo il grado di tenente colonnello nel Piemonte Cavalleria, dopo la pensione, fu direttore amministrativo dell’ Istituto per la Ricerca Scientifica “Burlo Garofalo”, e segretario generale dell’Associazione Casa Famiglia Gesu’ Bambino. Onlus. Franco è morto lo scorso 19 maggio a Trieste, dove viveva da anni con la moglie e il figlio
Raffaele, mentre la figlia Alessandra vive con la famiglia vicino Roma.
I “Cafettieri” erano una bella e rispettata famiglia, i cui componenti abitavano tutti nella casa avita di via Tuoro Vecchio. Dopo la morte degli anziani fu chiuso il BAR e dopo quella di Michelino, hanno lasciato tutti Frasso, trasferendosi in gran parte a Caserta. Negli anni ’80, la maggior parte degli eredi (4/5) vendette quasi tutta la casa paterna (ormai disabitata) con un bel giardino, alla vicina Parrocchia del Carmine per l’abitazione del parroco.

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