Una destra utopica

di Peter Freeman

A me Filippo Rossi fa tenerezza. Ha lavorato per tanto tempo con Gianfranco Fini, che da AN fu praticamente espulso come un corpo estraneo, ma sembra non aver mai capito cosa fosse quel partito, cosa era stato prima, quando era Msi, e cosa sarebbe divenuto dopo.
Poi ha fondato la ‘Buona destra”, praticamente un cenacolo. E di lì spiega un giorno sì e l’altro pure cos’è una destra per bene, una cosa “europea” tipo tories o gollisti.
Solo che in Italia, dal fascismo in poi, quella destra non c’è mai stata. C’era la DC ma era un’altra cosa, teneva dentro di tutto, a volte riuscendoci e altre no, ma ha comunque governato per 45 anni filati, che non è poco.
Dopo, c’è stata solo questa destra qui, da FI alla Lega a FdI. Forza Italia avrebbe voluto essere la nuova DC ma non c’è mai riuscita; si è iscritta ai popolari europei ma è sempre stata prigioniera delle proprie pulsioni destrorse, comprese quelle più estreme. La Lega, non ne parliamo, e Fratelli d’Italia continua a guardare al Ventennio, perché quello ha nel suo DNA. Non c’è nulla di più tenacemente ancorato al mondo prima del 1989 della destra italiana. Eppure questa è la realtà e questa destra, per Rossi così aberrante, è la destra italiana ed è lo specchio, in tutto e per tutto, del suo popolo di riferimento. È Giorgia, non la Thatcher. È il Felpa, non Chirac. E saranno loro, eventualmente, a governare. Rossi e la Buona destra al massimo possono fare un circolo del bridge.

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