Un ricordo di Goffredo Fofi

di Francesco Abbate

Rammento gli intermezzi scoppiettanti con Goffredo Fofi durante le riunioni con i suoi consulenti che la casa editrice Donzelli usava fare n lei suoi primi anni.
Gli avevo detto una dì quelle volte che Longhi mi aveva raccontato di un saggio su Magnasco  scritto da Ferruccio Parri (erano stati molto amici da giovani) e cominciammo a giocare su possibili scritti inediti di politici su qualche artista importante ritrovato chissà come e ce ne inventammo uno di Togliatti su Botticelli da proporre a Donzelli con il titolo “La Venere di Togliatti” (allusione un po’ irriverente!) e ci inventammo la genesi dello scritto in una corrispondenza tra lo stesso Togliatti e Nilde Iotti.

Naturalmente il gioco finì lì. L’ ultima volta che ho visto Fofi diversi anni fa è stata in occasione di un ricevimento dato dal rettore della Università di Lecce, una tavolata con Carmelo Bene a capo tavola che parlò in continuazione e Goffredo e Renato Nicolini (il famoso assessore della notti romane) che stava seduto di fronte a me e Fofi poco distante ammutoliti.

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