Un ricordo del pittore salernitano Mario Carotenuto

di Sigismondo Nastri 

Sono quattro anni che Mario Carotenuto manca agli amici, soprattutto manca alla cultura salernitana, al mondo dell’arte.
Gli chiesi: “Nel tuo diario annotasti ‘Sono un pittore di Salerno. Salerno è una città di provincia…Sono un pittore provinciale’. Una dichiarazione di resa?”.
Mi rispose: “Io credo molto nell’indagare le cose a fondo. Non sono il pittore che va in un luogo, fa il paesaggio e via, quasi fossi un turista. Ho bisogno di fermarmi parecchio in un posto. Stando a Salerno, il mio obiettivo era quello di capire Salerno e la realtà che mi circondava. Vuoi sapere perché, a un certo punto, sono approdato alla pittura religiosa? Perché, gratta gratta, dentro di noi c’è la religione. La base di tutto è la religione, al negativo, al positivo, come regola, come elevazione, come superstizione, come rallentamento di un certo tipo di vita. Sotto questo aspetto devo molto alla Costiera, che è stata il mio campo di studio. La Costiera è un insieme di sensualità e religione, peccato e virtù, carne ed elevazione spirituale. E’ stupenda la Costiera, perché ti offre la possibilità di studiare tutta la realtà del meridione.”
(da: Il tempo, la pittura e la città, intervista di Sigismondo Nastri, in: Mario Carotenuto la pittura 1938-1970, catalogo della mostra alla Provincia, a cura di Massimo Bignardi, De Luca-Salerno 2001)

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