Un piccolo grande film

di Franco Castelli

UN PICCOLO GRANDE FILM

A volte, certi film di grande valore passano quasi inosservati, sopraffatti da una produzione festivaliera di vetrina, soprattutto in un periodo come quello natalizio. Così è, secondo me, per “I limoni d’inverno”, film di Caterina Carone, al suo secondo lungometraggio dopo “Fraulein. Una fiaba d’inverno”, in programmazione in queste settimane.
In un quartiere romano due terrazze si fronteggiano: una accoglie la solitudine malinconica di un professore di lettere in pensione che si prende cura di piante e fiori, e nell’altra arriva la moglie di un fotografo di successo, che ha abbandonato la passione artistica per sostenere la carriera del marito.
Con sovrana delicatezza, in punta di piedi, la giovanissima regista (1982) intesse la storia di un incontro e di un comune sentire, con un dialogo fatto di sguardi, di sorrisi, di silenzi, collocandoli in uno spazio (le due terrazze, appunto) fra la terra e il cielo, una sorta di limbo esterno alla vita frenetica della città.
“Limoni d’inverno” parla della fragilità di stare al mondo e rappresenta mirabilmente il tempo dell’incertezza, dell’incapacità di amarsi e di perdonarsi, oltre che della difficoltà dei sentimenti. In uno scenario tanto scarno e minimalista, grandeggiano le prove attoriali di Christian De Sica (il professore, sideralmente lontano dai cinepanettoni di un tempo) e di Teresa Saponangelo, una meravigliosa Eleonora: due interpretazioni magistrali per una storia struggente di resistenza umana e di solidarietà fra spiriti affini. Anche la fotografia di Daniele Ciprì e le musiche di Nicola Piovani si mettono a servizio di questa visione che racconta un presente sfuggente proprio perché a tutti i personaggi la vita, e la memoria, stanno scivolando via di mano.
Da non perdere.

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