Un miracolo al contrario

di Federico Smidile

Un miracolo al contrario lo ha, invece, fatto Matteo Salvini. Mi sembra non disutile ricordare.
Nelle elezioni del 2018 il centrodestra unito raggiunge il 37%, non sufficiente a formare un Governo autonomo. Salvini supera Berlusconi e stacca Meloni e diviene il leader del partito di centrodestra più votato, assumendo quindi la funzione di guida suprema dello schieramento. Una funzione che dura poco dato che Salvini decide di accordarsi con Di Maio, concordando sulla figura dello sconosciuto avvocato Giuseppe Conte, per dare vita al governo “gialloverde”, divenuto il Conte 1. Una scelta che divide, ma non troppo, il centrodestra dato che FI e FdI restano all’opposizione, concentrando, però, i loro strali solo su M5S.
Nel confronto tra Salvini e Di Maio, cui assiste silente l’Avv. Conte, che firma tutto quello che c’è da firmare, e che si dice “super partes”, il leader della Lega diviene magna pars. L’azione del Governo è spartita in due: immigrazione e simili a Salvini, reddito di cittadinanza a Di Maio. Chiunque osi cercare di toccare il terreno salvinista viene punito ed espulso. Salvini comincia a “bloccare le navi” (falso) a “difendere i confini della patria” (un bel cambiamento per la Lega secessionista!), difeso quando i magistrati lo inquiscono da Conte e dal Movimento, che dichiarano “azione di Governo” la banditesca condotta del Viminale contro la nave della GC italiana Diciotti.
Salvini agisce in quei mesi con il vento in poppa. I sondaggi lo gasano, mentre dal M5S e da FI si precipitano in soccorso del vincitore parlamentari che immaginano un ritorno alle urne e scalpitano per avere posti nella Lega che certamente sarà il partito vincente alle politiche. A maggior ragione dopo il trionfo leghista del maggio 2019 alle europee. Salvini, infatti, arriva a doppiare il movimento, ribaltando gli equilibri dell’anno precedente. La sua posizione sembra ormai incontrastata, tanto che si permette di convocare le parti sociali per la legge di bilancio, nella sua qualità di “vice presidente del Consiglio”, con una interpretazione spericolata di un ruolo che esiste, quando e se esiste, solo all’intendo del CdM per sostituire il PdC, ma non certo per fare una politica autonoma. Ad agosto dopo il secondo decreto sicurezza approvato tra gli applausi anche di M5S, Salvini decide che è il momento di rompere gli indugi.
l’8 agosto 2019 annuncia che l’esperienza di Governo è finita e chiede elezioni, convinto anche che il PD di Zingaretti accetti il voto per scalzare la posizione di Renzi, ancora fortissimo nel partito. Solo che Renzi inventa la mossa del cavallo, apre al M5S, spiazzando anche Di Maio che si trova i Gruppi parlamentari contro, ben decisi a non morire dopo un anno scarso di Governo. Salvini ha quindi compiuto il primo sbaglio. Il secondo avviene il 13 in Capigruppo al Senato quando la Lega presenta una mozione di sfiducia che parlamentarizza la crisi, dando sponda a Conte di utilizzare la dialettica che certo non gli manca.
Il 20 agosto il PdC inventa una requisitoria, tutta personale ma non politica, contro il Ministro traditore, che cerca di salvarsi, ma non trova sponde. Anzi peggiora le cose ritirando la mozione di sfiducia e proponendo di andare avanti di nuovo come se nulla fosse accaduto. Conte risponde con un pernacchio e Mattarella apre le consultazioni che portano al Conte 2, mentre Salvini non molla il Viminale sino all’ultimo giorno.
Molti corifei di Matteo affermano che si tratti di una mossa geniale, mentre i presidenti leghisti inveiscono contro il loro capo che ha causato la caduta dell’autonomia differenziata che era in via di approvazione. Salvini viene anche scaricato dagli ex alleati di Governo che concedono l’autorizzazione a procedere per il caso Gregoretti analogo al Diciotti, ma che allora aveva visto la difesa di Conte nei confronti di Salvini.
Si arriva al 2021, alla crisi del Conte 2, e alla nascita del Draghi. Il roboante Salvini dice subito di no alla partecipazione leghista al Governo. Come non detto, dopo poco entra con tutti gli onori e sino a fine 2021 si comporta da fedelissimo di Draghi. Ad inizio 2022, con Conte, Salvini si incarta nella questione elezione del PdR. Ormai la maggioranza si sfilaccia e la Lega decide di presentare la risoluzione che di fatto, il 20 luglio, chiude la legislatura. Un calcolo errato anche questo. Chi ci guadagna è solo Giorgia Meloni che con la sua opposizione costante, e con alternare urla a moderazione, vampirizza proprio il partito di Salvini che passa dal 34 del 2019 a meno del 9 di domenica. Come Mario Segni anche Salvini ha sbagliato i tempi, errore fatale in politica. Segni disse nel 1993 che non era ancora il momento di andare a Palazzo Chigi. Salvini ha avuto troppa fretta. Entrambi hanno perso l’occasione della vita. Ora Salvini deve fare da ruota di scorta alla Meloni che pare decisa a non dargli quel Viminale che Matteo agogna dal 2019. E questo mentre i Governatori, che hanno visto il disastro elettorale subito dal partito al Nord, ribollono d’ira. Un bel disastro per il Capitano Salvini!

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