Un libro di Steno

di Federico Smidile

Libercolo trovato nella cabina telefonica che funge da boockrossing. È un diario del regista, sceneggiatore, autore satirico Steno, alias Stefano Vanzina, che si muove dall’agosto alla fine ottobre 1944 nella Roma appena liberata. Come il suo amico Longanesi e come Flaiano, Steno è un apota, uno che non la beve, uno scettico blu che sin quando la guerra non si è messa in mezzo viveva bene nella dittatura, sempre da scettico. La libertà gli piace poco, non si fida di vecchi e nuovi politici, snobba gli americani e si preoccupa, comprensibilmente, di sbarcare il lunario. Nel contempo si legge Roma, il cinema, i luoghi che frequento ogni giorno. È questo il valore del diario, valore che supera le scadenti ironie del giornale Marforio su cui Steno scrive non brillando per alcume.
Oh. Divertente che la sua rivista teatrale IL CAVALLO, incentrata sul cavallo di Mussolini, viene stroncata perché “basta con sto fascismo! Roba vecchia. Ci sono altri problemi”. 1944 e 2024 uguali (eh no. Basta un caxxio!)

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