Un errore prospettico

di Marco Vigna

Un errore prospettico, diffuso anche fra gli storici ma profondamente sbagliato, è ritenere che il cristianesimo sia esistito quasi esclusivamente in Europa nel periodo compreso all’incirca fra l’espansione dell’Islam e l’inizio delle grandi esplorazioni geografiche europee.
In realtà, un cristianesimo africano resistette piuttosto a lungo alla pressione dell’Islam anche in nord Africa e nell’attuale Sudan, prima di scomparire, mentre i cristianesimi copto ed etiopico esistono ancora oggi, sebbene il primo sia da tempo minoritario.
Parimenti, nel Vicino Oriente buona parte della popolazione rimase cristiana in Siria e Mesopotamia, persino in parte dell’Arabia, per non parlare dell’Anatolia che fu greco-ortodossa sino all’invasione turca del tardo XI secolo.
Inoltre, per circa quattro secoli (VII-XI) la chiesa cristiana con più fedeli fu, per quanto è possibile comprendere, quella cosiddetta “nestoriana” o “siriaca orientale”. Si tratta di una delle confessioni religiose cristiane la cui frattura con quella latino-cattolica e greco-ortodossa si ebbe con il rifiuto del concilio di Calcedonia (451). Oggigiorno è ridotta al lumicino ed a rischio d’estinzione, ma grazie alla sua posizione geografica ed ad una intraprendenza missionaria eccezionale per lungo tempo fu la principale chiesa cristiana. Al momento del suo apogeo, agli inizi del secolo XII, essa aveva episcopati dalla Siria ad ovest sino alla Cina ad est, dalla Siberia a nord fino all’India meridionale a sud. Il suo katholikos, il patriarca della chiesa, aveva alle proprie dipendenze 25 diocesi metropolitane e circa 250 vescovadi, sparsi in Siria, Mesopotamia, Iran, Afghanistan, India, Tibet, Asia centrale, Siberia, Mongolia, Manciuria, Cina. I “nestoriani” (termine scorretto, ma di uso comune per comprensibilità) erano, con poche eccezioni, minoranza ovunque, tuttavia l’estensione territoriale della chiesa era assolutamente eccezionale per l’epoca e portava ad avere un numero di fedeli (è stato supposto) persino maggiore di quelli esistenti rispettivamente nell’impero di Costantinopoli (quindi “ortodossi”) e nell’Occidente latino nel periodo alto-medievale (ossia “cattolici”).
Il suo rapido declino incominciò con la grande espansione mongola, che colpì popolazioni in buona misura convertite che abitavano a nord della grande muraglia. Successivamente, la chiesa siriaca orientale fu oggetto di persecuzioni contemporanee da parte di Tamerlano e della dinastia Ming. La concorrenza di altre religioni, specie l’Islam, sporadiche persecuzioni locali (come in Iran), l’adesione solo parziale di molti fedeli al cristianesimo per la sua coabitazione con altri culti e credenze (specialmente lo sciamanesimo nell’immensa terra delle steppe dell’Asia centrale e settentrionale) condussero ad una vertiginosa decadenza. Già nel secolo XV gli episcopati si erano ridotti a circa 1/10 di quelli esistenti all’acme dell’espansione missionaria.

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