Un bel dibattito alla Fondazione Cini
di Carlo Serra
Un incontro ricco, ed estremamente problematico, quello alla Fondazione Cini, che si è tenuto ieri. Problematico e imbarazzante perché le quattro relazioni hanno mostrato che
parlare di una identità del libertino , più che essere rischioso, è incredibilmente superficiale. E che l’evoluzione del femminile nel seicento veneto, si muove su aree di profondità imprevedibile.
Una monaca di clausura che ha un carteggio internazionale impressionante, e che partecipa a dibattiti elaboratissimi sul femminile, una donna scienziato che sfida l’Inquisizione in nome di una interpretazione galileiana della teoria dei quattro elementi, una straordinaria galleria di personaggi musicali che sfiorano l’identità libertina, come caratterizzazione debole (escluso Don Giovanni), e infine una sana sconfessione di tutto quanto una filosofia approssimativa ha visto come libertinismo, spiace per i balbuziente sostenitori di Kant con Sade, e ha ignorato come materialismo, scetticismo, cosmopolitismo. Una esperienza, almeno per me, rigenerante. Da anni ascolto ignorantissimi squittii sul 700, su Sade, su Kant, da parte di gente che non ha mai letto una riga di Bayle o di Gassendi. O che crede, questo è spassoso, che Dialettica dell’illuminazione sia un testo che parla di quel mondo. Ieri, il quadro si faceva chiaro, mentre si vedeva l’insostenibilità di questo post strutturalismo francese che brilla per debolezza teoretica e dilettantismo storico. E, ancora una volta, la Fuga dei Piombi non è stereotipo.