Un atto di bracconaggio in Abruzzo

di Lorenzo Arnone Sipari 

L’atto di bracconaggio che nella tarda serata di ieri, nell’Abruzzo marsicano, ha portato alla morte dell’orsa “Amarena”, uno degli esemplari più prolifici della storia recente della specie orso bruno marsicano (non a caso madre di “Juan Carrito”), ci fa ripiombare nel 1913. A quella data, esauritasi l’esperienza della seconda e ultima riserva reale dell’Alta Val di Sangro, si riaprirono le cacce all’orso, un plantigrado che allora era considerato una fiera che incuteva timore. Una siffatta visione era avallata, per altro, da numerose fonti letterarie, tra cui un romanzo d’appendice (di cui posto la copertina) uscito proprio nel 1913 in una collana tedesca di avventure di terra e di mare. La “Caccia all’orso in Abruzzo” non si è mai arrestata, alla stregua di quelle paure ancestrali che si perpetuano perché mai seriamente affrontate.

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