Tutti vogliono la pace

di Federico Smidile 

Come previsto e prevedibile la manifestazione per la pace di ieri ha visto più divisioni che compattezza. Devo dire che è almeno riprovevole, per non dire peggio, l’aggressione verbale nei confronti del PD e di Enrico Letta (l’idiota che lo ha definito “fascista” non conosce Letta e la sua storia politica). La sensibilità estrema dei pacifisti, che si lamentano di essere aggrediti anche se solamente si osa osservare la sterilità di certe posizioni e la vacuità dell’uso della parola PACE senza contenuti effettivi, dovrebbero essere i primi a non aggredire nessuno. So che si tratta di casi isolati ma credo sia necessario ricordare questa sensibilità
Detto questo, non credo sia nemmeno giusto attribuire a quella piazza così numerosa una specie di patente di “putinismo” cosciente o meno. Molte possono essere le motivazioni che hanno portato a manifestare ma certamente non il putinismo.
Detto questo restano i problemi di sempre. La pace la vogliono tutti, pure quelli che a Milano esaltavano le armi a lunga gittata degli ucraini. Il problema è come avere la pace e cosa sia necessario fare, o non fare, per averla. È legittimo che le persone non vogliano essere oggetti e pretendano di contare qualcosa, ma cosa fare realmente? Trattative si dice. Non pare che al momento i russi intendano trattare, se non alle loro condizioni che sono quelle del 24 febbraio. Ossia la resa degli ucraini. Certo, oggi la situazione bellica rende la Russia meno sicura di poter imporre un governo “amico”, di “persone per bene” come dice Berlusconi. Ma è chiaro che la volontà resta quella. Lo spezzettamento dell’Ucraina, con la Crimea e il Donbas russi non sarebbe che un lento strangolamento degli ucraini, un logoramento che renderebbe l’Ucraina succube dei russi. E questo gli ucraini, giustamente, non lo accettano, e non può accettarlo nemmeno quell’occidente che da febbraio sta sostenendo l’Ucraina. Un sostegno che, assieme al coraggio e alla preparazione militare ucraina e alla corrispondente impreparazione russa ad una guerra che non fosse “lampo”, consente all’Ucraina di esistere ancora. E sarà questo sostegno che porterà prima o poi ad una vera trattativa.
Si parla di disarmo. Ovviamente non si può che concordare in teoria. Ma in pratica il disarmo sarebbe solo ucraino. Corrisponde alle nostre manifestazioni degli anni ’80, quando volevamo che non venissero messi i missili americani in Italia. Anche allora c’era una vera volontà di PACE, e pure una legittima paura di quell’arma di distruzione totale. Ma anche allora sbagliavamo, come si sbaglia oggi. Il disarmo è auspicabile ma se uno non lo vuole, la Russia in questo caso ma anche altri in altre situazioni, disarmare da soli è mettersi nelle mani dell’aggressore. In questo caso mettere l’Ucraina nelle mani di Putin.
Ora, è chiaro che l’obiettivo della caduta di Putin è irrealistico e, per giunta, anche non auspicabile dato che le correnti che si muovono intorno al Capo sono molte, variegate, e alcune estremamente radicali nella volontà di rivincita della Russia rispetto al 1991. Ma è chiaro che ad oggi una prospettiva di pace non c’è, che la diplomazia non ha spazio, almeno quella ufficiale. Non credo che non vi siano contatti informali, come ce ne sono sempre in questi casi, ma è chiaro che la pretesa di un’iniziativa di pace dell’Europa ha poco senso, oltre che poche possibilità dato che la politica estera e di difesa europea è minimale e resta il controllo dei singoli Stati.
Andrea Riccardi, non certo uno sprovveduto, ha detto che il grande rischio è che l’Ucraina faccia la fine della Siria. Ha ragione, ma la Siria, così come la Libia, sono nel caos più totale per la ritirata dell’Occidente, che ha lasciato mano libera ai russi ed ai turchi, che si scontrano ed incontrano come meglio credono (noi italiani in Libia continuiamo a pagare la “Guardia Costiera” che però è guidata dai turchi). Mollare l’Ucraina, perché questo sarebbe alla fine il risultato, non aiuterebbe gli ucraini e non renderebbe più sicura la situazione europea, e globale. Le parole di Riccardi, però, possono far pensare ad iniziative informali e coperte di Sant’Egidio e di altre istituzioni non statali che sanno parlare con tutti sempre.
La manifestazione di ieri, quindi, è per me legittima e comprensibile, e non merita anatemi. Ma resta una manifestazione, almeno in apparenza, di puro sentimento, oltre che di bieco gioco politico per alcuni che si scoprono pacifisti al momento opportuno, per il loro consenso elettorale e per eventuali OPA su altri partiti, magari con il sostegno di vecchi draghi (con la minuscola) mai rassegnati alla pensione politica.

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