Trovare un taxi a Roma

di Mario Scialoja

TASSISTI UBER ALLES: PER L’ENNESIMA VOLTA HANNO LA MEGLIO E, COMPLICE IL GOVERNO, FREGANO ANCORA CITTADINI UTENTI E TURISTI.

Il 21 luglio scorso ho scritto un post sull’imposiibilità di trovare un taxi a Roma, se non dopo ore di attesa e ricerche. Spiegavo che la mancata concessione delle indispensabili nuove licenze era dovuta alla potentissima lobby dei tassinari (quasi tutti di destra), difronte alla quale tutti cedono per calcolo elettorale.
Adesso, con il nuovo decreto che Meloni, trionfalista al suo solito, si è impegnata a varare potrebbe sembrare che le cose migliorino, non solo a Roma ma in tutte le grandi città.
Potrebbe, perché c’è il trucco.
E’ stato riconosciuto che ci vogliono circa il 20% di licenze in più (quantità minima).
Spetterà ai comuni indire un concorso per assegnare le nuove licenze a una cifra in linea con i prezzi di mercato. E il concorso sarà aperto anche a nuovi autisti. Fin qui bene, parrebbe.
Ma ecco il trucco. I possessori di vecchie licenze hanno la precedenza nella graduatoria di assegnazione. Non solo, ma i possessori di vecchia licenza che acquistano la nuova non sono obbligati a “mettere a terra” la seconda licenza rendendola effettivamente operativa. E non sono neanche obbligati, dopo due anni, a venderla o cederla a terzi.
In sostaza la tanto sventagliata riforma Meloni potrebbe risolvere poco o nulla in favore degli utenti.
Per fare qulcosa di utile bisognava stabilire che il 20% in più di nuove licenze andasse a nuovi tassisti. Solo così ci sarebbero stati più taxi in strada a disposizione dei cittadini.
Ma così non è stato fatto per paura di scontentare (e allontanare dalle urne) i vecchi tassisti. Che sinora hanno sempre vinto.
“Il comico progetto di legge del governo Meloni”, scrive Michele Serra nell’Amaca di oggi, consiste nel dire “affidiamo alle volpi il problema di gestire i pollai”.
E il peggio è che i politici che architettano questi trucchetti si sentono delle volpi.

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