Treni e passioni nell’ultimo libro di Giovanni Caracciolo

di Armando Pepe

Un medico ricco di interessi

Il dottor Giovanni Giuseppe Caracciolo trasforma le private passioni in altrettante pubblicazioni, coltivando la memoria di cose pratiche: centrali idroelettriche, acquedotti e treni. Aggiunge metaforici mattoni alla costruzione di un ricordo comune, come fanno, o dovrebbero fare, gli studiosi del territorio, senza avere preclusioni. Da poche settimane ha dato alle stampe l’ultimo, in ordine di tempo, suo lavoro, «I nuovi treni della Ferrovia Alifana, Piedimonte Matese-Napoli». È un libro, snello, che si inserisce in un filone prolifico e come tutti i contributi non ha pretese di esaustività, ma fissa un punto fermo.
Il libro ha una tripla firma, Alessandro Lutri, Giovanni Giuseppe Caracciolo e Pietro Patrì, che è poi il solo ad effettivamente guidare i treni.
In premessa il dottor Alessandro Lutri (appassionato di treni e ferrovie) descrive, in poche righe, l’antefatto, «L’introduzione del materiale rotabile sull’attuale Ferrovia Alifana Piedimonte Matese-Napoli iniziò il 4 aprile del 1963, con l’inaugurazione del nuovo tronco Santa Maria Capua Vetere-Piedimonte Matese. Il servizio fu garantito da 5 automotrici Diesel OM (Officine Meccaniche di Milano) classificate ALn 880 (tipo ALn 773 FS) con quattro rimorchiate: il meglio che poteva offrire l’industria ferroviaria italiana ed europea del tempo in questa tipologia di rotabili. Questi mezzi, infatti, venivano utilizzati dalle Ferrovie dello Stato per relazioni di un certo prestigio, tra cui il treno internazionale “Gondoliere” (Venezia Santa Lucia Monaco di Baviera) ed il rapido Bari-Reggio Calabria Centrale. Si economizzò, però, dotando la seconda classe di poltroncine in similpelle che non ne esaltavano il comfort di viaggio, pur avendo la possibilità di far basculare la spalliera, in modo che il viaggiatore potesse scegliere il senso di marcia desiderato, una cosa unica per l’epoca. Negli Anni Settanta del Novecento furono acquistate delle automotrici Diesel tedesche di seconda mano che ben presto furono radiate dal servizio per limiti tecnici. La sopraggiunta carenza di materiale rotabile fece arrivare sui binari della Nostra Ferrovia automotrici d’anteguerra, le Littorine Breda (ALn 556) del Deposito FS di Benevento, che comunque riuscirono a svolgere un servizio dignitoso» (p. 5).
Impressioni e momenti di vita
Segue un apparato fotografico imponente, che riprende i dettagli delle avveniristiche carrozze e sottolinea, con vena evocativa, il giorno dell’inaugurazione, quando la prima locomotrice ha percorso la ferrovia che porta a Napoli, che per i piedimontesi, gli alifani, gli abitanti del Medio Volturno non è solo un mezzo di trasporto ma un modo di essere, connaturato in tante generazioni che sul treno hanno in parte vissuto. Un tratto distintivo meccanico ed elegiaco, poiché è di meccanica che il dottor Caracciolo scrive, ma lo fa cercando – e riuscendoci- di coniugare la materialità con l’impressione catturata dalla foto. La sua intenzione è quella di parlare del presente per legarlo al passato, restituendo alla comunità ciò che le appartiene. Essendo persona mite e discreta il dottor Caracciolo di rado presenta i suoi lavori, a fronte di chi lo fa più volte a stretto giro di tempo e nello stesso paese, ma merita la considerazione di chi ama conoscere la propria terra e conoscersi, perché noi siamo il risultato del posto che abitiamo.

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