Sulla nomina del nuovo direttore dell’Archivio centrale dello Stato

di Lisa Roscioni

Non so se sono del tutto d’accordo con l’articolo “Archivio centrale, pasticciaccio di Stato” di Benedetta Tobagi, apparso ieri (23 agosto 2021) nel quotidiano “La Repubblica”.

Non vedo infatti come possa il neodirettore impedire e/o ostacolare la ricerca o l’accesso ai fondi se non in una visione un po’ kafkiana, che non aiuta. Nel caso (assai improbabile) sono sicura che i colleghi storici e giornalisti sarebbero i primi a denunciare eventuali abusi o censure.

Quanto al fatto che il fondo di Pino Rauti (importante acquisizione sotto il profilo storico, anche se è vero che fu gestita un po’ male) sia “accessibile previa autorizzazione” (di chi? in base a cosa ? Si domanda Benedetta Tobagi) non è affatto strano.

E mi stupisce che la Tobagi non l’abbia capito o non si sia informata su questo punto. Si tratta di un fondo personale/familiare, che con ogni probabilità contiene molti documenti personali, lettere familiari o riguardanti argomenti sensibili. Il donante o i suoi eredi possono stabilire limiti alla consultazione, è spesso così. Succede normalmente con fondi di istituzioni pubbliche, anche quando sono superati gli anni di riservatezza: cartelle manicomiali, fondi di polizia, etc., sono comunque soggetti ad autorizzazione e in taluni casi a limitazioni nella divulgazione di dati sensibili.

Insomma, mi pare che si confondano piani diversi e questo non aiuta.

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