Storia, a puntate, delle elezioni presidenziali (2)

di Federico Smidile


Saragat, Leone, Pertini. Dalla presidenza notarile a quella imperiale

Eccoci dunque ad una nuova elezione nel 1964. Si pensa a Fanfani, primo Presidente del Consiglio di centro-sinistra ma la sua personalità politica ed umana gli aliena molti consensi.

Le votazioni, per la prima volta, vanno oltre il 4° scrutinio, si supera addirittura Natale. Il 28 dicembre, finalmente, Giuseppe Saragat raggiunge quota 646, mentre i comunisti votano scheda bianca (un modo per non opporsi). Per la prima volta (sbagliavo io l’altro giorno), un leader politico, sia pure di un piccolo partito, sale al Quirinale. Una Presidenza un po’ dimenticata mentre il centro-sinistra si spegne lentamente e “equilibri più avanzati” ancora non avanzano al contrario di una società che vive il 1968, l’autunno caldo, Piazza Fontana.

Il Quirinale non aiuta nemmeno la riunificazione socialista, anzi il ruolo super partes di Saragat fa perdere al PSDI l’unica vera guida che avrebbe potuto evitare di trasformarlo in quel piccolo comitato d’affari che è poi stato, con Tanassi e Pietro Longo.


Nel 1971 si afferma ormai il principio dell’alternanza. Tocca ad un DC. Il centro-sinistra è in crisi, vi sono stati Governi centristi ed anche il Movimento sociale è entrato in equilibri sempre più critici. Ancora una volta Fanfani punta al Quirinale, stavolta da destra, ma fallisce. Si arriva al massimo numero di scrutini mai registrato prima (e dopo): 23 (nel 1964 erano stati 21). Ancora una volta si rischia di passare il Natale a Montecitorio. Invece il 24 dicembre, grazie anche ai voti del MSI, viene eletto l’avvocato Giovanni Leone, già Presidente del Consiglio e Presidente della Camera. Come per Segni la maggioranza è risicatissima: Leone ottiene 518 voti, 13 in più della maggioranza assoluta. Il voto fascista è quindi decisivo per superare quella soglia. La cosa non aiuterà Leone nel suo settennato, che pure oggi è considerato quello costituzionalmente più corretto. Nenni, leader del PSI, ottiene 408 voti. Gli anni successivi saranno quelli del terrorismo, delle bombe, dello scandalo Lockheed e poi del compromesso storico, anni difficilissimi che esporranno Leone a critiche sempre più violente (e spesso ingiustificate) che lo porteranno a dimissioni anticipate e dolorose nella primavera del 1978.
Il 1978 è anno ben noto. Il rapimento di Moro e la sua uccisione devastano la politica e fanno perdere la persona che era designata al Quirinale, proprio per portare avanti il compromesso storico, che invece verrà cancellato l’anno dopo. Anche qui l’elezione non fu facile. Ci vollero ben 16 scrutini prima che emergesse la nobile figura di un socialista di seconda fila ma ben noto: Sandro Pertini, Presidente della Camera dal 1968 al 1976 e resistente DOC (832 consensi). Una figura ancora oggi amatissima ma che ha in realtà provocato un primo cambiamento nella interpretazione della Presidenza della Repubblica. Da lui in avanti, con parziali ritorni indietro, il Capo dello Stato si sentirà libero di usare un potere non vietato ma non codificato dalla Costituzione: quello di esternazione con un rapporto sempre più diretto coi cittadini. Pertini nella sua semplicità apparente salta le mediazioni politiche e mette in crisi le liturgie consolidate.

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