Solidarietà all’ANPI

di Pasquale Palmieri

Il fatto che Massimo Gramellini usi le colonne del Corriere della Sera per insultare l’ANPI – arrivando addirittura a definirla “Associazione Nazionale Putiniani Italiani” – ci offre uno spaccato inquietante della situazione che stiamo vivendo.

Già da settimane la campagna denigratoria è in atto, nonostante i responsabili dell’Anpi abbiano più volte chiarito la condanna ferma dell’invasione russa e la solidarietà verso un paese barbaramente occupato, impegnandosi anche per accogliere i profughi. Un enorme polverone è stato sollevato dalla richiesta di indagini sulla strage di Bucha, ma si è dimenticato che le stesse cautele (identiche nel tono e nei contenuti) sono state espresse dal Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei Ministri – Autorità delegata per la Sicirezza della Repubblica, senza che nessuno abbia osato avanzare obiezioni. Polemiche ancor più grandi contro l’Anpi sono nate grazie agli artifici retorici che mescolano i partigiani ai combattenti ucraini. Il nodo quindi è sempre lo stesso: essere contrari al riarmo significa essere “putiniani”.

Bisognerebbe quindi chiarirlo una volta per tutte: assimilare la Resistenza contro l’occupazione nazi-fascista alla Lotta del popolo ucraino contro l’invasore russo è non solo assurdo sul piano storiografico, ma ingiusto per chi queste battaglie – quelle del passato e quelle del presente – le ha combattute davvero e continua a combatterle. Basti un esempio: difficilmente uno storico dell’età moderna si farebbe mai tentare dall’idea di sovrapporre la battaglia di Agnadello (1509) alla battaglia di Lepanto (1571). Allo stesso modo non dovremmo azzardarci a mettere in un unico calderone eventi bellici del XX e del XXI secolo. Troppo distanti sono i presupposti dei conflitti, gli intenti delle parti in causa, ma soprattutto i poteri distruttivi delle tecnologie militari usate oggi, che devono (non “dovrebbero”, ma devono) cambiare in maniera radicale il nostro sguardo sulla guerra. Magari per renderci consapevoli dei pericoli che corriamo oggi non come italiani, russi, ucraini, polacchi, tedeschi, europei o americani, ma come umanità.

Negli ultimi due anni abbiamo assistito a tragiche manipolazioni del 25 aprile, accostato da qualche politico anche alla “liberazione” dal lockdown o dalle restrizioni anti-covid. Il prossimo 25 aprile sarà terribile, perché la propaganda antipacifista farà di tutto per screditare chi vorrà festeggiare la Resistenza, producendo odio e insulti.

Le posizioni dell’Anpi possono sollevare dubbi legittimi o essere criticate, anche in maniera aspra. Direi di più: devono sollevare dubbi e critiche, perché la nostra cultura si fonda sul rifiuto delle certezze. Tuttavia quello che ha osato scrivere Gramellini, oltre a essere una palese calunnia, è un raro esempio di volgarità, violenza, inciviltà, disonestà intellettuale. Dovrebbe avere la decenza di chiedere scusa, così come il Corriere della Sera.

Solidarietà all’Anpi.

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