Shavuòth

di Gadi Luzzatto Voghera

Da questa sera, per due giorni, si festeggia fra gli ebrei la ricorrenza di Shavuòth, la festa del dono della Torah e la festa delle primizie. Si ricorda il Berìth, il patto sancito con il dono della Legge sul monte Sinai. Mi piace ricordarlo con le parole di un grande sapiente del Novecento.
Hag Shavuòth Sameach.

“L’unicità del popolo ebraico non è un fatto; è un tentativo. La santità di Israele non è una realtà, ma un compito. ‘Santo’ è un attributo che appartiene solo a Dio. Perciò esso è inapplicabile a qualsivoglia dominio naturale o storico. Colui che fa ciò è colpevole di idolatria. Egli eleva qualcosa di naturale o umano a livello del divino. L’unicità del popolo ebraico è una direzione, un obiettivo. Se fosse realtà, non avrebbe valore. Il popolo d’Israele non era il popolo eletto, ma era stato comandato di essere eletto. In che cosa consisteva questa elezione? Tutto ciò è perfettamente chiarito nelle parole della benedizione ‘che ci ha scelto fra gli altri popoli e ci ha dato la Sua Torah’“. Yeshayahu Leibowitz (1903-1994), citato in M. WALZER-M. LOBERBAUM-N. J. ZOHAR, The Jewish Political Tradition, vol. II, Membership, Yale University Press 2003, p.60

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