Sette mesi di guerra in Ucraina

di Gastone Breccia

Si va verso i sette mesi di guerra in Europa.
Ne ho appena parlato (con un po’ di difficoltà di connessione…) con l’amico Mirko Campochiari sul suo canale YouTube.
Non riassumo qui le tante questioni toccate dialogando con lui; voglio soltanto ricordare – a me per primo – alcuni punti essenziali.

  1. Sono gli ucraini che stanno morendo a migliaia per difendere la loro terra. Possiamo discutere all’infinito riguardo le cause vicine e lontane del conflitto, le “ragioni” di Putin, l’opportunismo statunitense, ma la verità che nessuno può cancellare è questa: il popolo ucraino sta sacrificandosi per sconfiggere un esercito invasore.
    Le armi occidentali aiutano, l’intelligence fornita dalla NATO è senza dubbio un elemento determinante sul campo di battaglia, ma chi combatte e muore sono gli ucraini. Non per fare un favore a Washington, ma per mantenere libera la loro patria.
  2. I russi hanno perso. Hanno invaso l’Ucraina, puntando sulla capitale nemica, e sono stati ricacciati. Hanno ridimensionato le proprie ambizioni strategiche, ma non hanno raggiunto nemmeno i nuovi obiettivi. Hanno recentemente subito una sconfitta sul campo che ha messo in luce il basso morale delle loro truppe, la scarsa flessibilità dei loro comandi, gli enormi limiti della loro logistica (che li costringe ad abbandonare centinaia di mezzi che potrebbero essere riparati).
  3. Nonostante questo, la pace non è vicina. Putin non può darsi per vinto, perché sarebbe la sua fine. Ha, o pensa di avere, ancora qualche carta da giocare: raccogliere le forze per un’ultima offensiva che gli consenta di conquistare almeno il Donbass; sperare in un disgregamento dell’alleanza occidentale; creare un “incidente” che gli consenta una escalation nucleare. La prima ipotesi è problematica, la seconda improbabile, la terza catastrofica e suicida. La strada più saggia sarebbe quella di aprire trattative finché è in tempo, ovvero finché controlla ancora (oltre la Crimea) la fascia costiera del mare di Azov è una parte del Donbass, ma non credo sia intenzionato a farlo.
    Si entra quindi in una fase critica: gli ucraini non sono stati sconfitti, quindi – essendo stati aggrediti – si sentono legittimamente sulla via della vittoria; i russi non hanno raggiunto i loro obiettivi, ma non sono ancora nella condizione di riconoscere la sconfitta militare: in una situazione del genere, sono possibili azzardi pericolosi.
  4. I russi hanno commesso crimini di guerra che rendono ancora più arduo il cammino verso la pace. (Chi dice “eh sì ma anche gli ucraini…” non sa di cosa parla. Non voglio fare polemiche inutili: probabilmente anche dei soldati ucraini hanno commesso e stanno commettendo in queste ore crimini di guerra, passando per le armi prigionieri russi, e non sono giustificabili: ma le stragi di civili in territorio ucraino, ormai ampiamente documentate, sono qualitativamente e quantitativamente su un piano diverso.)
    È una questione apparentemente secondaria dal punto di vista militare, ma che scava una voragine tra ucraini e russi.

Duecentosette giorni di guerra in Europa e siamo a questo.

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