Senza bandiere italiane

di Marco Vigna

La manifestazione di Milano per il 25 aprile è da sempre la più importante d’Italia. Un piccolo spaccato fotografico da essa proveniente mostra una ridda di bandiere: Usa, Ucraina, Nato, Ue. Non si scorge invece alcuna bandiera dell’Italia.

Due banali osservazioni:
1) quale sia la considerazione dell’Italia radicata in certe persone ed ambienti è superfluo ricordarlo ancora, tanto più che costoro non si preoccupano manco di nasconderlo, ma addirittura la esibiscono come se fosse un valore. Difatti si sono avuti negli anni sbandieramenti di vessilli dell’Urss, degli Usa (ancora oggi), della Jugoslavia comunista, della Palestina, d’Israele etc.
2) l’abitudine invalsa d’attribuire al 25 aprile significati letteralmente anacronistici e privi di ogni rapporto con quelli a cui la data è storicamente legata si ha da decenni, ma ormai è giunta al punto da trasformare in modo totale le sue valenze. Sventolare drappi della Nato (fondata nel 1949), dell’Ucraina (fondata nel 1991) e della Ue (fondata nel 1993) tutti organismi politici inesistenti del tutto nel 1945 in questa data è surreale. L’anacronismo in oggetto impazza nei media e nella politica italiane, in cui si vaneggia di una “resistenza ucraina” contro “il fascismo di Putin”, applicando del tutto arbitrariamente categorie e concetti di altra epoca ed altra nazione ad una guerra che non può essere compresa ricorrendo ad esse. Il paradosso finale è che il governo russo accusa l’Ucraina di “nazismo” e pretende di rifarsi a quella che in Russia è chiamata la grande guerra patriottica, ossia la II guerra mondiale. Insomma nel conflitto in corso ambedue le parti si accusa scambievolmente di “fascismo” e si proclamano eredi di quella che in Italia è chiamata “Resistenza”.

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