Rousseau il Doganiere

di Alessandro Vivanti

Immaginazione, sogno, fiaba? Le rappresentazioni fantastiche di un mondo esotico e selvaggio, non basate su esperienze reali, ma sulla sua fervida immaginazione e sull’ispirazione di cartoline, libri e visite ai giardini botanici e zoologici di Parigi, sono per Henri Julien Félix Rousseau (Laval, 21 maggio 1844 – Parigi, 2 settembre 1910) un mondo di “giungle immaginate” che lo accompagnarono fino alla sua ultima opera di 115 anni fa, intitolata Le Rêve (il sogno) del 1910.
All’età di quasi quarant’anni Henri Rousseau imparò a dipingere da autodidatta, sebbene seguisse i consigli dei due pittori accademici Felix Auguste Clément e Jean-Léon Gérome, e grazie alla raccomandazione del pittore Felix Clément, ottenne il permesso di lavorare al Museo del Louvre esercitandosi nelle copie dei capolavori dei maestri antichi.
Durante gli anni Novanta dell’Ottocento, Rousseau si dedicò assiduamente alla pittura e fu proprio in questo periodo che apparvero le prime tele dal carattere esotico. I critici di allora furono molto severi con lui: sulle riviste non mancarono critiche negative e le sue opere scatenarono forte ilarità tra il pubblico che le guardava.
Nel dicembre del 1893 il pittore lasciò definitivamente l’impiego al dazio di Parigi – è dal suo impiego che venne chiamato Rousseau il Doganiere -, per dedicarsi completamente alla pittura. Nel 1905 espose per la prima volta al Salon d’Automne e nel catalogo il suo nome figurò accanto a quelli di Henri Matisse e Paul Cézanne, rendendo il Doganiere molto orgoglioso.
Durante l’esposizione del 1907 ebbe la possibilità di conoscere il critico tedesco Wilhelm Uhde che apprezzò molto la sua arte e che successivamente, oltre a scriverne la prima monografia, divenne anche suo intimo amico. Le cose cominciarono a migliorare per il pittore, che infatti, iniziò ad essere molto stimato dagli artisti più giovani: Pablo Picasso rimase molto affascinato dal Doganiere, e l’artista italiano Ardengo Soffici ammirò molto le sue opere paragonandole per certi aspetti a quelle del maestro del Quattrocento, Paolo Uccello. Sebbene il successo commerciale fosse piuttosto scarno, Rousseau continuò a dipingere fino alla sua morte.

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