Roberto Soffritti

di Alan Fabbri

È con enorme dispiacere che apprendo la notizia della scomparsa di Roberto Soffritti, il Duca Rosso, sindaco della nostra città dal 1983 al 1999. Oltre che un politico dalle visioni lungimiranti, era prima di tutto un uomo e un amico che mi ha incoraggiato ad andare avanti nelle mie prime due campagne elettorali.

Nei momenti di maggiore preoccupazione e di sconforto mi diceva: «Mo lasa lì, ta za vint!».

E aveva ragione. Lo diceva senza alcuna invidia, senza chiedere mai nulla in cambio. Condividevamo idee di cambiamento per questa città nei nostri incontri, sia prima sia dopo che diventassi sindaco, anche quando questo significava andare contro quelle dei suoi alleati.

Soffritti era un comunista, di quelli veri, di una volta, che tenevano davvero al territorio, alle battaglie per il lavoro e a non lasciare mai indietro le comunità locali. Valori nei quali mi sono sempre riconosciuto anch’io e che ho cercato di portare nel mio modo di fare l’amministratore.

Ci lascia l’esempio di una politica capace di trovare terreni comuni anche con gli avversari, senza dire no a prescindere, mettendo davanti a tutto il bene dei propri cittadini. Ricordo spesso, nei miei discorsi, la grande collaborazione tra Nino Cristofori e Roberto Soffritti, capaci di creare insieme il primo grande progetto comune: la riqualificazione dell’intera cinta muraria della città.

Una classe politica da cui tutti dovremmo ancora imparare.

Grazie di tutto e buon viaggio, Roberto.

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