Roberto Polverari

di Michele Anselmi

IN RICORDO DI ROBERTO POLVERARI (1943-2024)
Una fotografia e un messaggino: scopro, tramite mia cugina Silvana, che è morto Roberto Polverari, classe 1943, senigalliese doc. Stava male da tempo, era stato ricoverato, mi dicono, prima in un presidio sanitario di Arcevia, di quelli da dove non si esce vivi, e poi trasportato all’ospedale regionale di Torrette per un intervento ai reni. Roberto è stato, per molti di noi, comunisti ed ex comunisti, gruppettari e cani sciolti, una specie di zio o di fratello maggiore. Generoso, affettuoso, confusionario, le sue automobili avevano sempre qualche guaio ed era difficile entrarvi per la mole di oggetti, spesso molto curioso, a volte ironico se non addirittura sarcastico, sempre attratto dalle belle “compagne”, alle quali dedicava soavi e gentili attenzioni (ne ricordo in particolare una, Lucia, forse la sua preferita).
Ma Roberto, oltre che instancabile militante del Pci, uno che voleva convincere tutti, è stato anche un ottimo fotografo, capace di cogliere l’attimo, di riempire di senso un suo scatto, puntando sul fattore umano oltre che sulla bellezza cromatica. Ultimamente aveva problemi di deambulazione, camminava a fatica. Ma l’ultima volta che l’ho visto, sulla battigia verso i vecchi campi di tennis, mi prese in giro come al solito, chiamandomi “il romano”: il che mi rassicurò.

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