Reali Riserve di Caccia in Terra di Lavoro durante il Decennio francese (1806-1815)

di Armando Pepe

Durante il Decennio francese (1806-1815) venne stilato un documento che aveva per titolo «Memoria per le Cacce reali», in cui con poche e sintetiche frasi si dava conto della consistenza faunistica delle riserve venatorie dislocate in Campania.

Nel documento, redatto in lingua italiana e con poche parole in francese se ne enumeravano ventitré. Se ne segnalava, in miglia, la distanza da Napoli.

In ordine erano: 1) La grande caccia del bosco di Persano (44 miglia). 2) La grande caccia di Venafro (42 miglia). 3) La caccia di Mondragone (34 miglia). 4) La caccia di Caiazzo (26 miglia). 5) La «superbe faisanderie», ovvero la Fagianeria [di Piana di Monte Verna] (20 miglia). 6) La caccia del Bosco di Maddaloni (15 miglia). 7) La caccia del Bosco di Caserta. 8) La caccia del Demanio di Calvi (24 miglia). 9) La caccia di Carditello (14 miglia). 10) La caccia del Carbone (12 miglia). 11) La caccia dell’Isola di Procida. 12) La caccia degli Astroni (4 miglia). 13) La caccia del Mauro (13 miglia). 14) La caccia di Portici. 15) La caccia del lago d’Agnano (4 miglia). 16) La caccia del lago del Fusaro (14 miglia). 17) La caccia del lago di Licola (16 miglia). 18) La caccia di Varcaturo (17 miglia). 19) La caccia di Piedimonte d’Alife (36 miglia). 20) La caccia di Sant’Arcangiolo (10 miglia). 21) La caccia del bosco di Calabritto (15 miglia). 22) La caccia del bosco di Capo di Monte (2 miglia). 23) La caccia dell’Isola di Capri. Le cacce erano divise in quattro amministrazioni (Caserta, Portici, Capodimonte e Persano) e una soprintendenza.

Dopo il prospetto introduttivo, ci si inoltra nelle singole peculiarità: varietà della fauna presente e proprietà dei fondi.

Relativamente a Terra di Lavoro (molto più estesa dell’attuale provincia di Caserta, comprensiva di un territorio che includeva parte delle province di Latina, Frosinone ed Isernia) si incontrano:

1) La Gran Caccia di Venafro, lontana dalla capitale 42 miglia; sulla regia strada degli Abruzzi, di proprietà di Sua Maestà, «ove esistono cinghiali e capre selvatiche» (foglio 5). 2) L’eccellente Caccia di Mondragone, sulla strada che conduce in Roma, trentaquattro miglia lontana da Napoli, di proprietà di vari particolari, «cui si paga l’affitto dei rispettivi parchi. Vi sono cinghiali, capre selvatiche, gran quantità di anatre e altri uccelli di passo» (foglio 5). 3) La bella Caccia di Caiazzo, di cinghiali e capre, distante da Napoli 26 miglia, di proprietà di vari particolari, ai quali si pagava l’affitto per quei boschi. 4) La superba Fagianeria di Piana di Monte Verna, distante da Napoli venti miglia, nella quale esistevano fagiani e beccacce, oltre a lepri, volpi e rare volte s’incrociavano dei cinghiali. Vi erano anche delle pernici, ma gli abitanti del paese «le ammazzano, non facendo conto delle guardie, che temono di resistere perché non autorizzate, ed intanto si prendono detti paesani maggior libertà» (foglio 6). 5) La Caccia del Bosco di Maddaloni, di pertinenza di quel Duca, a quindici miglia lontana da Napoli, «Vi sono dei cinghiali, daini, capre, volpi e beccacce» (foglio 6). 6) La Caccia del Boschetto di Caserta, attaccato al Real Palazzo. «Vi sono fagiani, lepri e beccacce. Di proprietà di Sua Maestà» (foglio 6). 7) La Caccia del Demanio di Calvi, a ventiquattro miglia dalla capitale. «Vi sono cinghiali, anatre e beccacce» (foglio. 6). 8) La superba Caccia di Carditello, quattordici miglia lontana da Napoli, di proprietà di Sua Maestà, con qualche porzione anche di particolari, « pagandosene l’affitto» (foglio 6). «Vi sono cinghiali, volpi, lepri e quantità di beccacce a suo tempo» (foglio 6). 9) La Caccia di Varcaturo, diciassette miglia lontana da Napoli, di pertinenza dei particolari, «che contiene cinghiali e capre» (foglio 8). 10) La Caccia d’Alife, di pertinenza del Duca di Laurenzana, trentasei miglia lontana da Napoli. «Vi esistono cinghiali, capre, lepri, beccacce, anatre e beccaccini quando n’è la stagione» (foglio 8). 11) Vi è la Caccia di Sant’Arcangiolo, di proprietà del Marchese di Fuscaldo, dieci miglia lontana da Napoli, sulla strada di Caserta. «Vi esistono cinghiali, capre, volpi, lepri, anatre e beccacce» (foglio 8).

Tutte le Cacce erano divise in quattro amministrazioni ed una soprintendenza. L’incarico di soprintendente era conferito al Duca di Miranda, Cacciatore maggiore di Corte, sotto il titolo di Soprintendente delle Reali Delizie di San Leucio. Le quattro amministrazioni erano quelle di: 1) Caserta, amministratore Don Saverio Guarini. 2) Portici, amministratore il cavalier Ganucci. 3) Capodimonte, amministratore il Marchese Spiriti. 4) Persano, amministratore il Marchese Donnaperna. Le Cacce erano custodite dai guardacaccia e Cacciatori Reali, i quali dipendevano dal corpo dei Reali Cacciatori, che servivano Sua Maestà per la Guardia in tutti i siti reali di Caccia. Il Corpo dei Reali Cacciatori era composto di centocinquanta militi di fanteria e cinquanta militi di cavalleria.

La Riserva di Alife comportava una spesa annua di 414 ducati, tra paghe al personale di custodia e affitto per il quartiere, ovvero la caserma, dei Reali Cacciatori. Si dava inoltre del cibo alle anatre e gli specchi d’acqua erano curati. Per la Riserva di Caiazzo si spendeva molto di più, ovvero 2386, 95 ducati.  A Mondragone 6937 ducati. A Calvi 2890 ducati. A Venafro 5394 ducati. Per la riserva della Fagianeria di Piana di Monte Verna i ducati spesi erano 12143, 24.

Fonte e Bibliografia

Archives Nationales (Paris), Archive Joseph Bonaparte, 381 AP 5 (2), Chasses Royales, «État d’approximation du résultat annuel concernant les réelles Réserves de Chasse indiquées ci-dessous et soumises à la Surintendance des Délices Royaux de San Leucio, qui sont : Alife, Cajazzo, Mondragone, Venafro et la Real Fagianeria de Sarzano et Tavernanova».

Anna Giordano, Marcello Natale, Adriana Caprio, Terra di Lavoro, Guida Editore, Napoli 2003.

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