Ricordando Gianfranco Folena

di Pietro Folena

La vigilia del San Valentino del 1992 -in quel momento ero dirigente del PCI-PDS siciliano, e in Sicilia si stavano preparando gli avvenimenti più drammatici della storia della Repubblica- venni avvisato che mio padre, ricoverato da qualche mese all’Ospedale di Padova, dove il grave male che lo aveva colpito cinque anni prima era giunto al culmine, era prossimo alla fine.
Raggiunsi Padova, e mio padre aspettò il mio arrivo. Mi prese la mano, e poco dopo, così prematuramente, lasciò questa terra. Dopo il funerale, avevo meditato di lasciare l’impegno politico.
Poi non successe, e il lutto venne rimosso, collocato in quei pesanti armadi della coscienza che quando si corre nella vita si faticano ad aprire.
E’ stato solo nella mia nuova esistenza, da operatore culturale, che sono riuscito a riannodare i fili, ad aprire quegli armadi, a cercare dentro e fuori di me. Così è nata l’iniziativa del Comitato per il Centenario della nascita, che sta continuando a operare, sotto la guida di Claudio Marazzini, Presidente della Crusca, con convegni, pubblicazioni, testimonianze, come si può vedere sul sito: www.gianfrancofolena.it.

Oggi voglio ricordare, in questo San Valentino, il cuore di Gianfranco, che non aveva di fatto conosciuto la sua mamma e non aveva mai vissuto col suo babbo, medico militare. Quel cuore, il giorno in cui sua moglie, Lizbeth, andò in sala operatoria per un male terribile, non resse, e mio padre subì, negli anni del decorso del tumore, interventi e cure difficilissimi.
Mi rimane nella testa la sua voce, profonda e calda. Quel basco, che ho ereditato. Quel modo di guardare la realtà, a partire da quella della parola.

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