Rapporti di forza

di Carlo Ginzburg

Carlo Ginzburg, nato a Torino nel 1939, è uno degli storici italiani più influenti a livello internazionale. Considerato il padre della microstoria – una corrente storiografica attenta ai dettagli minuti e ai casi marginali per comprendere dinamiche più ampie – ha sempre unito rigore filologico, sensibilità intellettuale e uno stile narrativo limpido. Le sue opere, tradotte in più di venti lingue, affrontano questioni che vanno ben oltre il campo accademico, toccando temi di attualità, giustizia e verità.

In questo libro, Ginzburg affronta una questione cruciale: come possiamo distinguere ciò che è vero da ciò che è falso nel racconto storico? Lo fa mettendo a confronto due visioni del sapere storico. Da un lato, quella che riduce la storia a una costruzione retorica, priva di basi oggettive – una prospettiva affermatasi in ambito postmoderno e associata al pensiero di Nietzsche, Foucault e Hayden White. Dall’altro, una concezione più classica della retorica, che risale ad Aristotele e viene trasmessa da Quintiliano a Lorenzo Valla, secondo cui il discorso retorico può – e deve – fondarsi su prove verificabili.

Ginzburg non nega che la storia sia anche racconto e interpretazione. Ma insiste sul fatto che senza un ancoraggio alla prova, alla traccia, al documento, il racconto rischia di diventare pura finzione. Per rendere questa tensione più concreta, l’autore ricorre a una serie di esempi colti e affascinanti: la lettura di un testo giovanile di Nietzsche, l’analisi della Donazione di Costantino smascherata da Valla come falso, un episodio di colonialismo reinterpretato da un gesuita del Settecento, il “vuoto” nella Educazione sentimentale di Flaubert letto da Proust, e infine l’interpretazione di Les Demoiselles d’Avignon di Picasso.

Rapporti di forza è un libro che parla agli storici, ma non solo. In un’epoca segnata dalla crisi della verità, dal relativismo dilagante e dalla diffusione di fake news, la sua riflessione sulla responsabilità del sapere storico è più attuale che mai. Con stile limpido e argomentazioni raffinate, Ginzburg ci invita a riflettere sul valore della prova non solo nella storia, ma in ogni discorso che ambisca a dire qualcosa di vero sul mondo.

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