QUEL BRAVO “COMANDANTE” FASCISTA

di Mario Scialoja

Ho letto decine di critiche, in genere positive quando non entusiaste, del film apertura di Venezia, “Comandante”, regia Edoardo De Angelis, sceneggiatura Sandro Veronesi. La storia, vera, è nota. Il capitano Salvatore Todaro al comando del sottomarino Comandante Cappellini, il 16 ottobre 1940, silura e affonda un mercantile belga che trasportava armi. Poi, contro il parere dei superiori, salva i 26 naufraghi belgi.Nel film Todaro (Pierfrancesco Favino) alla domanda perché lo ha fatto, risponde “perché sono italiano”. Con ritardo qualcuno mi ha segnalato un bello articolo di Tomaso Montanari sul Fatto Quotidiano del 4 settembre. Il quale, tra l’altro, risponde ai non pochi che escludono che il film possa essere letto politicamente come filo-meloniano e comunque consono al clima culturale di questo governo.Infatti, è impossibile sospettare delle intenzioni di De Angelis, Favino e, soprattutto, Veronesi, tutt’altro che inclini a simpatie destrorse. Ma il messaggio culturale può andare al dilà delle intenzioni. Il film di fatto, scrive Montanari, “trasmette due messaggi: il fascismo ha fatto anche cose buone, gli italiani sono brava gente”. Messaggi ambedue falsi, ma certamente in sintonia col clima culturale che aspira diffondere questo governo di destra. Sempre Mantovani: “nessun dubbio sull’esemplarità del gesto di Todaro che salva i naufraghi…obbedendo a quella legge del mare e dell’umanità che, suggeriscono a ragione gli autori, è del tutto ignota a chi ci governa oggi come i mille Cutro dimostrano”. Ma nessun dubbio anche che quel beau geste occulti nel film “la guerra atroce scatenata da regimi totalitari…Salvatore Todaro era, e rimane sempre, un fascista”. E ancora: “da un cinema libero e culturalmente solido mi aspetterei oggi un film su Matteotti, i Rosselli, la resistenza delle donne…Non un film su un buon fascista”. E quando Todaro-Favino pronuncia la risposta emblematica che ha fatto quello che ha fatto “perché sono italiano” dimentica che gli italiani non sono affatto stati “brava gente” e suona come “oscena assoluzione collettiva di un popolo che non è mai riuscito a fare davvero i conti col proprio fascismo”.

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