Quando il gioco si fa duro i finti duri cominciano a piangere

di Pasquale Palmieri

Mezzo milione di contagiati, due milioni di persone in quarantena, 11mila ricoverati, file chilometriche per i tamponi, zero controlli nei luoghi pubblici, caos e confusione dominanti, un intero paese in panne fra rincari di ogni tipo e valanghe di denaro che finiscono nelle tasche di un pugno di persone.

Il tutto è accompagnato da una comunicazione istituzionale non mediocre, ma semplicemente inesistente, coadiuvata da partiti politici privi di spina dorsale, giornalisti e imprenditori (diventati tali per diritto dinastico) che applaudono il presidente del Consiglio senza nemmeno dargli il tempo di parlare.

Non c’è quindi da stupirsi. Dopo due anni, quello che ci resta è solo un’eterna e improvvisata “gestione dell’emergenza”.

Forse si tratta del solito orrendo cinepanettone, questa volta incentrato sul “nonno” che cerca di scappare dal disastro lasciando i parenti ubriachi, felici e a mani vuote.
Forse è tutto uno scherzo, ma davvero di pessimo gusto.

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