Preoccupazioni per la crisi in Ucraina

di Gianluca Falanga

Brutta nottata, tormentata dalle immagini dei tedeschi sudeti che festeggiano salutando le colonne della Wehrmacht. Ricordi convulsi dei miei ultimi viaggi prepandemia a Tallinn e Riga e la domanda importuna e insistente: se o quando toccherà a loro, cosa diremo? Come nel 1939 (protocollo segreto del Patto Hitler-Stalin, Trattato di amicizia e di frontiera nazisovietico) che in fondo si sono ripresi ciò che era loro? Siamo tornati allora ai Saison-Staaten, agli “Stati stagionali”, come nella Germania fra le due guerre chiamavano la Polonia e gli Stati baltici? Non riesco a togliermi dalla testa che è a noi europei, non tanto alla Nato, che Putin sta facendo la guerra. Già da anni, nel campo di battaglia delle nostre teste, approfittando impietosamente tutte le nostre debolezze. Mi chiedo se adesso abbia deciso di cambiare marcia, perchè a ottobre compie 70 anni e non gli rimane moltissimo tempo per completare l’opera: il rollback non solo della Nato, ma del processo storico e politico nell’Europa degli ultimi 30 anni.

Stamattina mi sono riletto pieno di inquietudine il discorso dell'”Ucraina dei bolscevichi”, a conferma ulteriore dei danni immensi che fanno i politici, tutti i politici, quando parlano di storia ovvero quando la impugnano per servisene. Mi sono quindi ritirato a studiare (il lavoro chiama, per fortuna), trovando finalmente conforto in un passaggio di Andrea Graziosi nella sua pregevole storia dell’Urss, che è fra le cose migliori mai pubblicate in italiano sulla storia sovietica: “Non è infatti dialogando direttamente con il presente che la storia può dare i suoi frutti migliori. Facendolo essa si riduce a parabola morale nel bene, e a mito utilizzabile a questo o quello scopo nel male, e il confine tra il bene e il male è in questo caso assai labile. […] Dal presente è quindi inevitabile partire, ma occorre poi, per quanto è possibile, staccarsene: rispettato per quel che è stato, il passato comincerà allora a parlare, rivelando cose nuove e interessanti perchè, appunto, diverse dal presente, al quale si potrà poi ritornare arricchiti dal viaggio in una dimensione diversa.”

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