Polemizzo sempre

di Peter Freeman

Mi sono fatto coinvolgere in polemiche che riguardano il mio ex giornale. Premessa: al Manifesto rimango alquanto legato anche quando vi leggo cose che mi urtano i nervi.
La prima polemica riguarda la lettera degli ex pduppini su Toni Negri che il giornale ha gentilmente ospitato. La seconda ha riguardato la puntata di Report sul sequestro Moro: nello specifico ho polemizzato con i commenti di alcuni lettori, molto arrabbiati con l’articolo che Andrea Colombo ha scritto sulle teorie complottiste.
Quando polemizzo mi faccio prendere un po’ la mano, è un mio puerile difetto. Se in questi tempi ci fossero spazi pubblici di confronto e dell’agire, forse sarei più in grado di contenere la vis polemica o a renderla meno incattivita. Forse. Ma quegli spazi non li vedo e io sono divenuto pigro, complicato e poco adattabile (qualcuno direbbe: “sei intollerante”), perciò me ne resto solo. Che brutta cosa invecchiare.
Resta il fatto che polemizzo sempre. Questo mondo mi piace sempre meno; la comunità dei miei pari è andata in frantumi e non saranno certo i social a ripristinarla: troppe faglie si sono aperte in questi ultimi anni.
Però le polemiche servono. A volte sono utili a evidenziare come, quando e perché le comunità vanno in frantumi, per quali ragioni certe cose erano allora sopportabili ma oggi non lo sono più.
Il Manifesto ha mantenuto qualcosa di quella comunità. Comprese le cose che a volte fatico a digerire, compresi alcuni lettori e sostenitori coi quali ho sempre antipatizzato. Una volta però riuscivamo a stare tutti insieme in una stanza senza sbranarci, oggi non so: per questo evito di entrare nella stanza.
L’ho fatta lunga e confusa. Rimane il fatto che quella lettera su Toni Negri presenta seri aspetti patologici così come la visione dietrologia e complottista del sequestro Moro. Ma soprattutto c’è il desiderio di distaccarmi per sempre da una parte dell’ex comunità, e invece me la ritrovo sempre intorno. Uff, uff.

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