Pink Floyd

di Stefano Berni Canani

45 anni fa veniva pubblicata un’altra gemma da incastonare sulla corona dei Pink Floyd.
Non così lirico come Dark Side, non così universale come Wish, ma non così chiuso e introverso come The Wall, Animals è il perfetto equilibrio tra liriche e musiche, la caratteristica principale dei Floyd.
Tagliente, asciutto, acido, sferzante e caustico nei testi, il disco categorizza gli esseri umani in maiali, cani e pecore, a seconda dei sentimenti che esprimono, dipinto com’è da un Waters in stato di grazia narrativa.
Musicalmente l’opera è un mare in movimento: Gilmour lo placa e lo agita quando lo desidera, in un’oscillazione continua e alternata di emozioni contrastanti. Wright come al solito imbastisce un soffice ma solido tappeto sonoro ove avventurarsi, altro marchio di fabbrica floydiano.
È una pietra miliare nella discografia floydiana, il quarto pilastro della quadrilogia dell’Uomo: il rapporto tra Vita e Morte in Dark Side, l’Assenza in Wish, l’Alienazione in The Wall e gli Altri, appunto, in Animals.
Siamo tutti noi che ci confrontiamo ogni giorno con tutti gli altri esseri umani: porci, cani e pecore.

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