Pinacoteca Nazionale di Cagliari

di Marco Antonio Scanu 

Ieri sera, a partire dalle 18,00 è stato inaugurato il nuovo allestimento della Pinacoteca Nazionale di Cagliari, di cui ho curato il progetto scientifico per ciò che concerne gli aspetti storico-artistici delle opere pittoriche d’epoca medievale e moderna. Il mio impegno è durato circa due anni e ha riguardato l’aggiornamento critico e la creazione di un percorso di visita che integra pitture comprese in un arco cronologico che va dal XV al XVIII secolo. Ho cercato di cogliere un certo ‘dialogo’ fra i dipinti che la precedente esposizione lasciava inespresso. Inoltre, ho cercato di compendiare due logiche: la necessaria sistemazione delle opere più grandi nelle ‘nicchie’ ereditate dal precedente allestimento (con il riposizionamento di due retabli, benché mutili di diverse porzioni) e la formulazione di un ordine grosso modo cronologico per i pezzi esposti lungo le pareti, sfruttando la creazione di nuove superfici con la conseguente moltiplicazione dello spazio espositivo. Si è cercato di rendere più organico l’ambiente ospitante, decisamente irregolare, in quanto condizionato dalle preesistenze delle antiche fortificazioni della Cittadella, posta a presidio di Cagliari fin dal Medioevo e trasformata, nel secolo scorso, in “Cittadella dei Musei”, grazie al progetto di riformulazione architettonica elaborato da Piero Gazzola e Libero Cecchini.
Quanto al ‘setto’ centrale dei retabli ho creduto significativo prendere in considerazione l’originario arredo delle tre cappelle della controfacciata del San Francesco di Stampace che sono state “rievocate” sul versante prospicente il nuovo accesso alla Pinacoteca, perlomeno per quanto concerne ai loro arredi pittorici (fra cui il retablo aragonese dell’Adorazione dei pastori e quello dell’Annunciazione di Joan Matés) e ai quali, in futuro, potranno aggiungersi altre testimonianze storiche o artistiche provenienti dalla scomparsa chiesa dei Conventuali. Il tutto è stato accompagnato da un pannello che offre una sintesi sull’edificio distrutto nella seconda metà dell’800 e da cui proviene un’ampia porzione degli oggetti esposti nella Pinacoteca. Tutte le tavole hanno riottenuto – ove possibile – il giusto distanziamento, per sottolineare la perdita degli intagli dorati che, in origine, caratterizzavano i retabli e ne coordinavano le proporzioni. La sequenza cronologica parte alla destra di chi accederà attraverso il nuovo ingresso collegato con il Museo Archeologico, iniziando dalla tavola più antica della collezione (la Vergine con il Bambino di Álvaro Pires), proseguendo con la Predella cosiddetta di San Lucifero (che si ritrova, così, grosso modo prospicente al Retablo di San Bernardino, il che risulta oltremodo opportuno, dato che Rafael Tomàs fu anche uno dei due autori di quest’ultimo). Si prosegue con la Scuola di Stampace – il fenomeno artistico autoctono sardo di maggior significato, relativo perlopiù alla prima metà del XVI secolo – ad iniziare dalle tavole “del Giudizio Universale”, proseguendo con gli altri pezzi della bottega di Lorenzo Cavaro e, infine, tutta la produzione di Pietro e Michele giungendo, alla fine della parete “vecchia”, al “trittico” della Madonna della Neve, anch’esso valorizzato da apposito pannello che ne descrive le drammatiche e singolari condizioni conservative. Le numerose opere dei Cavaro e del Mainas fanno gli onori di casa ai retabli di Joan Barcelò e del Maestro di Castelsardo. Nella parete “nuova”, che va ad occupare il sito della vecchia biglietteria, si trovano gli esiti più maturi del Manierismo in Sardegna, fra cui l’Adorazione dei Magi proveniente da Quartu Sant’Elena, il Castagnola e la pala di Sant’Orsola dipinta da Francesco Pinna. Lungo la parete sinistra (per chi, in futuro, entrerà in Pinacoteca) sono state disposte due opere in qualche modo ‘decontestualizzate’ rispetto al territorio sardo ma che, affiancate da altrettanti pannelli, offrono al visitatore due approfondimenti a carattere generale, fondamentali per la comprensione dell’intera raccolta: la predella castigliana dell’Annunciazione è occasione per un breve testo sul tema dei “committenti/donanti”; la Pala senese della Vergine della Cintola diviene spunto di riflessione sul tema “tecnico” dell’utilizzo dei pigmenti e dell’oro. La nuova parete centrale (di fronte al Sant’Eligio) avrà la funzione di campitura destinata alle esposizioni temporanee e ospita, attualmente, la cinquecentesca Circoncisione recentemente acquisita, importante recupero per la storia artistica isolana, di cui si dovrà, in futuro, rivedere l’attuale attribuzione, dalla quale prendo, evidentemente, le distanze. Il percorso continua con le teche a custodia degli argenti, delle statuine compostellane in giaietto e il grande armadio reliquiario che fu proprietà dell’arcivescovo Francisco Desquivel: presenze che introducono il visitatore al varco che comunica con i livelli sottostanti, che ospiteranno, a breve, le opere d’arte contemporanea. Lo spazio risulta ora animato, al centro, dalla grandiosa macchina scenica della Pala di San Cristoforo, da me attribuita a Matteo Pérez da Lecce, sospesa mediante cavi d’acciaio ed emergente rispetto al ballatoio. Un video mapping a carattere prevalentemente didattico ricostruisce, ipoteticamente, le porzioni ad intaglio andate perse, e la nicchia con statua centrale del grande polittico che venne concepito a corredo dell’altar maggiore del San Francesco di Stampace nella seconda metà del ‘500. Attorno a questo nuovo focus continua a svilupparsi, dinnanzi agli occhi del visitatore, la “linea del tempo”, che riprende dal pieno Cinquecento e giunge fino al Settecento.
Ogni lavoro può essere perfettibile, tuttavia credo che gli esiti raggiunti dal riallestimento della Pinacoteca possano essere considerati più che soddisfacenti e, per alcuni versi, straordinari. Prescindo da ogni falsa modestia giacché si è trattato di un’impresa alla quale hanno collaborato numerose e distinte professionalità. Ne apprezzo, in modo particolare, i potenziali esiti a supporto della didattica: facciamo sì che i musei divengano luoghi frequentati dai più giovani e che possano interagire sempre più con qualsivoglia attività di tipo formativo. Non mancheranno i detrattori, non mancherà chi preferirà sottolineare gli aspetti deteriori piuttosto che esaltarne i punti di forza (questa è una pratica molto diffusa fra gli individui che si dolgono dei traguardi altrui) e, infine, c’è chi cercherà di mettere il cappello su circostanze in cui non ha avuto il benché minimo ruolo, ma così funziona, da sempre, il mondo. Infine, ringrazio l’affiatato team che ha lavorato duro per poter giungere a questa nuova apertura, in primis gli architetti Alessandro Sitzia e Michele Schintu responsabili, rispettivamente, del coordinamento generale del progetto di riallestimento e del nuovo impianto d’illuminazione che riesce a valorizzare straordinariamente tutti i pezzi della collezione. Ringrazio anche tutte le altre professionalità interne ed esterne all’organico museale con cui ho interagito, fra cui Simone Murtas, Marcello Ruggiu, Gerlinde Tautschnig e Giuliana Fenu, autrice del recente restauro del Retablo di San Bernardino, rivelatore di numerose novità grazie alla diagnostica effettuata. Ringrazio anche tutti gli amici che, a vario titolo, ieri hanno condiviso con me il momento della riapertura. Infine, last but not least, il direttore dei Musei Nazionali di Cagliari, Francesco Muscolino e, con lui, Maria Antonietta Mongiu, Franco Masala e Marcella Serreli, senza i quali non sarebbe stata possibile questa mia meravigliosa esperienza.

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