Piagnisteo Quirinale

di Federico Smidile

Mentre voci e chiacchiere si susseguono, ci sono alcuni spunti sparsi da qurinaleggiare

  1. Sto leggendo da più parti una specie di piagnisteo perché non si è trovato un accordo per una rapida elezione. Ma, a parte il 1985 e 1999, quando si arrivò all’elezione al primo voto, ci è sempre voluto qualche tempo per giungere ad un risultato. Il più delle volte al quarto (Einaudi, Gronchi, Napolitano I, Mattarella), una volta alla sesta (Napolitano II) ma anche dopo lunghe votazioni. Segni fu eletto al 9° scrutinio, Saragat al 21°, Leone al 23°, Scalfaro al 16°, (dopo il fallimento di Craxi, Andreotti, Forlani e dopo Capaci). Lo stesso numero di voti che servì per eleggere Pertini – Grazie Romy che me lo hai ricordato! E non è che le situazioni fossero più facili in passato di quanto siano oggi, I piagnistei quindi anche no.
  2. Sempre legato al Quirinale si sta verificando il solito fenomeno degli indignados dei passaggi dei parlamentari. Ora, l’articolo 67 della Costituzione resta ancora attivo e già ci sono sin troppi limiti alla libertà dei parlamentari. Peggio andrà ancora con la prossima legislatura, quando i regolamenti in pratica renderanno i parlamentari che escono dal gruppo, o che ne sono espulsi, dei veri paria senza diritti (anche nelle modalità di svolgimento del mandato). La garanzia dell’espulsione decisa solo dalla maggioranza qualificata dei componenti di un gruppo parlamentare, cosa oggi non prevista, è risbile perché ogni leader avrà il poter di imporre la sua volontà a parlamentari che saranno suoi dipendenti, dovendo a lui elezione e rielezione. Si dice che con meno deputati e senatori ci saranno meno passaggi. Forse in numero assoluto ma non si capisce perché dovrebbe accadere, quasi che 600 parlamentari fossero per loro natura migliori di 945. Certo se piace il modello dittatoriale di cui parlavo posso capire. Solo che questo è il modo per trasformare l’Aula in un bivacco di manipoli ecc ecc
  3. Scandalo per il nome di Elisabetta (NON Alessandra come ho scritto io, grazie Andrea Orsini!) Belloni, alto funzionario dello Stato, responsabile politico dei servizi segreti. Ora la Belloni è stata segretario generale della Farnesina e ha gestito crisi complesse ed è da meno di un anno ai servizi. Questa paura pare infondata. Diciamo che, come si è osservato qualche tempo fa, pur facendo politica anche la Belloni non è esperta di quelle meccaniche parlamentari e governative, di alta e bassa cucina, che devono essere possedute da un PdR che è istituzione ma che fa politica (si veda Mattarella 2018 e 2021). Il problema di Belloni o Riccardi sarebbe questo, non certo la “paura”.
  4. Mattarella è scappato a Palermo. Tornasse perché serve!

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