Perché Mario Draghi NO

di Federico Smidile

Perché Mario Draghi no.


Si continua a trattare sul PDR e resta sempre forte il nome di Draghi, che assurgerebbe al Quirinale con una maggioranza bulgara. Ora, a parte il fatto che chi entra Papa in conclave a volte (spesso) esce cardinale, non credo sia auspicabile il salto di poltrona di Mega Mario.
Che non ci sia mai stato un PdC che sia salito al Colle più alto, se non per ricevere l’incarico e per dimettersi, non è casuale. Il PdC è per sua natura uomo (donna, quando sarà) di parte, sia pure ampia, quasi plebiscitaria (in apparenza) come qui. Poteva forse fare eccezione Monti nel 2013 ma il suo legarsi a Casini lo ha affondato senza pietà. Il PdR, invece, deve essere personalità di sintesi, o almeno non suscitare le ostilità che un PdC in carica (o uno come Berlusconi a prescindere) creano inevitabilmente.
Ancora: nessun leader politico è mai riuscito a divenire PdR. Né Fanfani, né Craxi, né Forlani, né Andreotti o altri leader. Personalità forti, di partito, non sono adatte al ruolo di Presidente. Il cossighismo poi era plausibile solo in Cossiga che aveva la fama di “matto come un cavallo”.
A questo aggiungiamo un dato: Draghi ha dichiarato che la legislatura deve continuare sino al 2023, per finire la prima fase del PNRR, continuare la campagna vaccinale ed altro. Dunque? Dunque o resta lui, oppure – e sembrava Draghi intendesse questo – si avrebbe una specie di supplente al Palazzo Chigi, ad esempio l’attuale Ministro dell’Economia Franco.
Di fatto avremmo Draghi in due ruoli, e questo è costituzionalmente inaccettabile. Una sorte di Re Sole che decide e governa, con un Parlamento rassegnato, un PdC di facciata, un’opposizione, quella meloniana, più finta che vera. Tutto il potere nelle mani di una persona sola, no grazie. Non dico che Draghi sia un dittatore ma è un dato di fatto che un potere del genere non ha nulla di democratico. Nemmeno in Francia esisterebbe un potere tanto vasto perché lì esiste una Costituzione che crea pesi e contrappesi. Da noi non avremmo nulla di scritto, nessun limite, nessun contro potere.
Scenario da evitare, ma a rischio di realizzazione. Speriamo che si trovi un candidato accettabile (almeno sino al 2023-24) per evitare che le torsioni di questi anni diventino ancora peggiori.

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2 risposte

  1. Federico Smidile ha detto:

    Rispondo ad alcune gentili osservazioni
    1. E’ vero che Saragat era un leader politico. E, quindi, pur avendo il fondato del PSDI un carisma minore di atri, la mia osservazione va quanto meno attenuata.
    2. Ciampi divenne PdR da Ministro e non da PdC. Non esiste un salto diretto da Chigi a Quirinale
    3. Il problema vero resta: Draghi, anche se smentisce, sarebbe de facto PdR e PdC. Senza riforme costituzionali e senza contrappesi

  2. Nicola D'Elia ha detto:

    L’autore afferma che non c’è mai stato un Presidente del Consiglio dei ministri “che sia salito al Colle più alto”. Andrebbe precisato che ciò vale per i presidenti in carica. Altrimenti, è accaduto per ben quattro volte che ex presidenti del Consiglio siano diventati presidenti della Repubblica: Antonio Segni, Giovanni Leone, Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi. L’autore scrive inoltre che “nessun leader politico è mai riuscito a divenire PdR”. E’ vero in linea di massima, ma c’è stata anche l’importante eccezione di Giuseppe Saragat.

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