Per qualche spoglia in più. L’assedio di Salvini e Berlusconi alla Meloni.

di Salvatore Sechi 

Sulla navigazione di Giorgia Meloni verso il governo sono cominciate le turbolenze. Da settimane è sottoposta ad un vero proprio assedio. In maniera ossessiva da parte del leader della Lega Salvini e  negli ultimi giorni dal padre-padrone di Forza Italia Berlusconi.

Entrambi perseguono un solo obiettivo, quello di incrementare il numero dei ministeri, delle commissioni parlamentari, delle cariche istituzionali di ogni ordine e grado che consentano loro di collocare alla loro testa  politici di serie A e di serie B .

Negli Stati Uniti si chiama sistema delle spoglie, e comprende una catena di circa 3 mila  sedie vuote da occupare.

In Italia il titolo per sedersi su questi scranni  è  esclusivamente uno. Si tratta del  rapporto  fiduciario col segretario o  coni  partiti di governo. Non  è, se non eccezionalmente, la competenza e la professionalità.

 Con la Meloni la pressione del centro-destra ha raggiunto un livello di morbosità insopportabile. Salvini e Berlusconi si sono comportati non come esponenti di partito che, “con metodo democratico” (come prescrive la Costituzione), debbono contribuire allo sviluppo democratico del paese. Il metodo usato è quello dell’intimidazione e del  ricatto ad ogni piè sospinto. Con l’aggiunta di una  sfrontatezza che non ha pari né  precedenti.

Salvini pretende di avere diritto a 4 ministeri di peso massimo. Berlusconi allo stesso numero. In più fa fuoco e fiamme perché venga reclutata alla testa di un’istituzione politica dello  Stato una parlamentare, la senatrice Ronzulli, di cui egli soltanto conosce  virtù e vizi.

Esemplare, e da manuale, per comprendere la storia dello sfascio della nostra democrazia, è il comportamento di Salvini. Ha portato la Lega da oltre il 30% al 9%. Non è una sconfitta, ma una debacle, la fine ingloriosa di un movimento che ha governato molta parte dell’Italia settentrionale, comuni, regioni e province.

Di fronte ad un esito fallimentare così macroscopico, Salvini  non batte ciglio. Fa finta che non sia successo niente. E’ sempre in prima pagina ed esige che a lui, esponente principale della bancarotta  della Lega,  venga conferito il Ministero dell’Interno. Ha la sfrontatezza  non di limitarsi a chiedere personalmente questo importante  incarico, ma di dichiarare al pubblico che questa opzione è stata presa, ripresa, ribadita ecc.  da organi come il Consiglio federale della Lega, le riunioni dei sindaci e dei ministri ecc.

Mai offerto un verbale, un testo scritto  che facesse fede di questa ripetuta idolatria di un  inappuntabile sfasciacarrozze politico.

Salvini non ha la minima idea di dove sia situato il Viminale e di come lo si debba governare, dal momento che quando ne ha gestito le spoglie ama va farlo da una spiaggia, il Papete, usando  i telefoni come  daghe e  bombe nucleari ,cioè strumenti di guerra.

E’ inoltre imputato in un processo per avere attentato  a diritti elementari di cittadini  stranieri costretti a vivere in situazioni di emergenza. Il rischio che l’ex inquilino del Ministero  dell’Interno  venga condannato è pari alla vergogna che a livello internazionale ne deriverebbe al nostro paese per avere insediato nella posizione apicale  dell’Interno  un personaggio di tale fatta.

Berlusconi non ha bisogno di attendere condanne. Dispone di  soldi a  sufficienza per potere dichi arare che Forza Italia coincide con la sua persona e che quindi ogni decisione-nella scelta dei ministri- deve dalla Meloni essere non concordata, ma imposta, da lui. Allucinante.

La situazione un cui siamo è la trasformazione dei partiti in strumenti di lotta e di macchine di potere personali.

Purtroppo né i presidenti  della Repubblica né quelli delle due Camere né gli inquilini, vecchi e nuovi, di un organo come la Corte costituzionale hanno mai avuto il coraggio di affrontare il problema dei modi, delle forme con cui vengono prese le decisioni  in seno alle organizzazioni politiche e sindacali. Finora hanno fatto e continuano ad autogovernarsi in maniera assolutamente  discrezionale, cioè a fare quel che vogliono.

 ll problema della democrazia   interna  nel funzionamento dei movimenti che si occupano di politica e di sindacato , non è altro che la cartina di tornasole della forza, dell’autorevolezza o dell’estrema fragilità della nostra democrazia.

In questi giorni Giorgia Meloni ne è una vittima quotidiana. Abbia il coraggio-per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana- di farne un tema del programma di governo   che si appresta a presentare al voto del parlamento.

 Personaggi come Salvini e Berlusconi non turbano solo l’ iter del capo dei Fratelli d’Italia verso il governo, ma mettono in pericolo l’identità stessa  del nostro regime democratico. Non può continuare  ad essere una fiera di paese o un parco abusivo per il pascolo di buoi.

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