Per l’archivio ENEL

di Armando Pepe

Lungi da noi fare polemiche, che lasciano il tempo che trovano e appaiono sempre pretestuose. Stiamo ai fatti, che si spiegano da soli. Lasciamo che la verità emerga dalle cose. Stamani (2 aprile 2023) è apparsa nell’edizione napoletana del quotidiano “La Repubblica”, un’intervista al sovrintendente archivistico regionale, dottor Gabriele Capone, in cui non si dà nulla per scontato ma si danno informazioni che tendono ad andare in una direzione univoca. In sostanza, volendo sintetizzare le sue valutazioni, si apprende che i costi di locazione e gestione dell’Archivio Enel sono troppo alti a fronte della reale fruizione. Cinquecentomila (500.000) euro di canone annuo e sparute presenze di ricercatori che si contano sulle dita di due mani per l’anno in corso. Limitiamoci per ora a rispondere a queste due osservazioni. Fino al trasferimento nei padiglioni della mostra dell’Oltremare il fitto annuo ammontava a novecentomila (900.000) euro. Se la matematica non è un’opinione si risparmiano quattrocentomila (400.000) auro annui, che non è poco. Che poi l’Archivio sia scarsamente utilizzato, 28 ricercatori nel 2022 e 7 ricercatori nel 2023 (fino ad ora), appare una numerazione ingenerosa poiché non tiene conto delle frequentazioni dei tecnici interni all’ente, che ammontano a centinaia l’anno. Sia detto incidentalmente, la fruizione dell’Archivio Enel, per ricercatori accademici ed indipendenti, deve essere preventivamente permessa dalla Sovrintendenza archivistica. Ci domandiamo: negli altri archivi c’è un ente terzo che permette la loro frequentazione? Chi ha pratica con gli archivi (si parla dell’Archivio Centrale dello Stato) sa che basta andare sul posto, registrarsi e fare ricerca. Ma questa è un’altra cosa e il sovrintendente non c’entra nulla, poiché è vecchia prassi. Ritorniamo sul pezzo e stiamo alla semplice praticità. Attualmente l’Archivio, spostato qualche anno fa da San Giovanni a Teduccio, si trova alla Mostra d’Oltremare che, essendo l’ente proprietario degli immobili, è tenuto alla manutenzione. Perciò, se ci sono delle criticità, la Sovrintendenza dovrebbe farlo presente all’ente proprietario, che percepisce un regolare fitto. Gettiamo lo sguardo ancora su di un aspetto non secondario. Un ricercatore , da qualsiasi parte d’Italia e del mondo, arriva alla stazione di Piazza Garibaldi, in Napoli, poi prende la metropolitana e si trova in Archivio. Spostarlo a Pastorano, che è in Campania come Rocca d’Evandro o Letino o Sala Consilina, significa aumentare enormemente i costi per il raggiungimento dell’Archivio medesimo, perché solo in taxi ci si potrebbe arrivare. Va da sé che un Archivio, qualsiasi esso sia, dovrebbe avere una sede idonea e prestigiosa.
Prendiamo i suggerimenti offerti dal sovrintendente Capone per buoni. Perché non si crea, con i fondi del PNRR, un polo archivistico e bibliotecario all’Albergo dei Poveri, a Napoli? Potrebbe transitarvi l’Archivio Enel, restando nel centro della città. Ogni decisione di trasferimento o dislocazione di un archivio, ma anche di un ospedale o di un pubblico ufficio, dovrebbe rispondere a criteri di funzionalità. Affermare che Pastorano si trova in Campania è talmente apodittico che, lapalissianamente, non possiamo non constatare che è la pura realtà. Il punto dovrebbe essere un altro: come si raggiunge Pastorano? Dove sono ubicati i capannoni? Anche l’Archivio Centrale dello Stato o l’Archivio della Banca d’Italia hanno capannoni di deposito, ma la consultazione la si fa nella sede principale. La dislocazione in aree non servite da mezzi pubblici rende la frequentazione dell’Archivio di per sé un percorso ad ostacoli. Se il sovrintendente Capone vuole un tavolo aperto, un confronto anche aspro e serrato ma concreto, noi siamo qui, non ci sottraiamo. Ma nemmeno possiamo pensare che il futuro di un Archivio rilevante come quello dell’Enel sia da affidare in outsourcing e magari ad un archivista part-time. Poi, siamo napoletani e non scaramantici, un capannone porta male, non dimenticando cosa successe nel 1943 a San Paolo Belsito alle carte preziose dell’Archivio di Stato di Napoli. Ogni archivio dovrebbe stare in una sede idonea, con idonei sistemi antincendio, facilmente raggiungibile in caso di pericolo. Apriamo un dibattito e parliamo.

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