Parlare a ragion veduta

di Francesco Occhetto

Un tempo, le teologhe, prima di scrivere, studiavano e… pensavano. Lo fanno tutt’ora. Ne conosco di preparatissime. Mi domando allora perché mai affidare spazio sui quotidiani nazionali soltanto e sempre alle voci clamorose e basta, raffazzonate, mosse esclusivamente da intenti ideologici e spettacolaristici. L’articolo di Michela Murgia – una firma che tra l’altro apprezzo per il coraggio di certe battaglie e posizioni – uscito giorni fa su La stampa è qualcosa di insopportabile e quantomeno surreale. Lo sappiamo, ormai si può dir tutto. Della profondità conta di più la polemica, della preparazione il pressappochismo da battaglia, ma ricondurre l’immagine cristiana del Dio-bambino a un mero elogio del semplicismo teologico mi sembra davvero troppo, specie se a farlo è una autrice che rivendica il valore stesso della complessità. Mi consolo allora con una scheggia di Adriana Zarri, teologa che fu parimenti scomoda ma che certo aveva ben più salda l’onestà intellettuale della parresia e della provocazione.

“Ecco: ora l’hai visto Dio: ha il viso d’un uomo, di un piccolo bambino appena nato. E ha bisogno di essere allattato da te”.

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