Paolo Graldi

di Matteo Cosenza

CIAO DIRETTORE
Quando si va (forse) da un’altra parte la memoria quasi automaticamente tende ad addolcirsi e ogni defunto ha solo meriti. Ora che se n’è andato uno dei miei direttori mi sto chiedendo se i miei ricordi rispettano questo… schema. Il fatto è che Paolo Graldi ha attraversato parte importante della mia vita professionale e, quindi, c’è moltissimo vissuto comune, con luci e ombre ma, confesso, le prime brillano e le seconde faccio fatica a ritrovarle.
Quando nel 1979 andai a Paese Sera già lo conoscevo, la firma e gli articoli voglio dire. Era uno dei tre inviati di punta del giornale, si occupava dei grandi fatti di cronaca e, qualche volta, ovviamente veniva a Napoli stazionando nella nostra splendida redazione con affaccio sul San Carlo. Quando, travolto dai fatti tumultuosi di quel tempo, Pasquale Nonno, comunque indimenticabile direttore – e lo dico non solo perché mi aveva assunto al Mattino -, l’editore, temendo il peggio, lo sostituì con Sergio Zavoli ( tra di noi lo chiamavamo “Dio”) questi portò con sé come vice Graldi, che con lui e Enzo Biagi aveva fatto lavori memorabili. Durò pochissimo Zavoli, che aveva un’idea di giornale di larghissime vedute ma che faceva traballare le radici napoletane e meridionali del Mattino, per cui fu naturale la nomina di Graldi.
Vulcanico, sicuramente. Sempre in tensione. Non faceva a tempo a pensare una cosa che già la metteva in pratica. Il suo merito più grande: aver riaperto il caso Siani e, grazie a bravissimi collegi, aver spinto verso la verità. Per questo gli si deve eterna gratitudine.
Vita tormentata per tutti ma soprattutto per i suoi più stretti collaboratori che faticosamente tentavano di stare al suo passo. Io ho bei ricordi. Sicuramente gli devo promozioni sul campo, soprattutto quando mi resi disponibile ad andare a dirigere l’importante redazione di Salerno e, poi, ritornato a Napoli, mi mise a capo delle pagine della provincia e infine della redazione degli Interni.
Grande autonomia, rispetto, fiducia. Tanta comprensione per il suo braccio destro, l’immenso Pietro Gargano, anche lui vulcanico: una bella gara. Solo una volta un’incomprensione. Da poco era tornato a Napoli come commissario della federazione del Pci Antonio Bassolino. Un amico, valente economista, mi rivelò che il futuro sindaco stava preparando già la giunta. Telefonai a Piero Craveri, che si trovava in Grecia, che pur con qualche ritrosia in qualche modo confermò di essere stato contattato. Era una notizia perché faceva capire che Bassolino era ritornato a Napoli con un compito ben preciso anche se pochi pensavano a quello che sarebbe accaduto. La sera incrociai Graldi nel corridoio circolare del palazzo di via Chiatamone e lui non mi nascose il suo disappunto. Ma mai ricevetti censure.
Lo stimavamo e gli volevamo bene. Anche per le sue imprevedibili azioni. Per finire un episodio che lo racconta. Convocò me, quando ero a Salerno, e il collega De Simone, storico dirigente della redazione di Caserta, perché dovevamo discutere di non so che cosa. Dopo qualche ora di attesa uscì dalla sua stanza, ci salutò, vide l’ora e disse: ma è ora di pranzare, andiamo. Io, lui, De Simonte, il redattore capo della Campania Antonino Pane e il vicedirettore Teotino ci recammo da Ciro a Mergellina. Un bel tavolo, ottima accoglienza da proprietario e personale. Alla richiesta di sapere cosa ordinavamo, lui, che era a capotavola, disse bruscamante: tra un po’, ora dobbiamo parlare. Alla terza venuta del cameriere: per il momento ci porti una bottiglia di acqua minerale. Andò avanti così per circa un’ora e mezza. Solo noi, interdetti, la sala vuota e di tanto in tanto il cameriere che… disturbava. Non ricordo di cosa di tanto importante discutemmo. Alla fine tutti esausti e al cameriere che faceva capire che la cucina doveva chiudere lui concluse: ci porti un po’ di frutta. Una fetta di Ananas, loro tornarono al giornale, De Simone a Caserta e io a Salerno. Grande, indimenticabile direttore.

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