Omaggio a Berlinguer

di Bruno Ranucci

Premetto che non sono comunista e che non ho mai votato per il partito comunista o, anche più tardi, per i suoi pallidi epigoni.

Nonostante, devo dire, negli anni della mia formazione politica, a capo di quel partito, il più grande partito comunista in Europa, ci fosse Enrico Berlinguer, uno delle più eminenti figure politiche del XX secolo.
Oggi, a 100 anni dalla sua nascita è fin troppo facile ricordare la sua figura e le sue idee politiche.

Come dimenticare, infatti, che nel 1974 fu il primo a porre, in nome della “diversità” del suo PCI, la questione morale che affliggeva il nostro paese, 20 anni prima di tangentopoli (!) denunciando l’occupazione dello Stato da parte dei partiti, anticamera delle ruberie che la magistratura solo decenni dopo avrebbe svelato?

Come dimenticare il suo coraggioso intervento al XXV Congresso del PCUS il 27 febbraio 1976 a Mosca in cui preconizzava l’avvento di un socialismo “nuovo”?
“L’attualità del problema del socialismo ci impone […] di indicare con assoluta chiarezza quale socialismo noi riteniamo necessario e il solo possibile per la società italiana. Noi ci battiamo per una società socialista che sia il momento più alto dello sviluppo di tutte le conquiste democratiche e garantisca il rispetto di tutte le libertà individuali e collettive, delle libertà religiose e della libertà della cultura, delle arti e delle scienze. Pensiamo che in Italia si possa e si debba non solo avanzare verso il socialismo, ma anche costruire la società socialista, col contributo di forze politiche, di organizzazioni, di partiti diversi, e che la classe operaia possa e debba affermare la sua funzione storica in un sistema pluralistico e democratico”.

Come dimenticare il grande ed ambizioso progetto del c.d. “compromesso storico’ tra partito comunista e la democrazia cristiana di Aldo Moro, l’autore della “strategia dell’attenzione” verso il PCI, che non era solo un’alleanza politica per governare insieme l’Italia ma l’incontro di due culture di forze sociali capaci di realizzare un programma di profondo risanamento e rinnovamento della società e dello Stato.

Berlinguer, infatti, metteva in soffitta l’idea della «alternativa di sinistra» e la sostituiva con quella di una «alternativa democratica» che avrebbe consentito riforme radicali evitando il pericolo di derive reazionarie.

Sfortunatamente, come sappiamo, questo disegno fu avversato, anche sanguinosamente, con l’uccisione di Aldo Moro, facendo ripiombare l’Italia nei suoi anni più bui.
Insomma, Berlinguer un comunista eretico, il fautore della “terza via” ma anche un comunista democratico, un’espressione che a quei tempi suonava come un ossimoro, che provò a cambiare il PCI, ma anche l’Italia.

Quest’ultimo obiettivo, in effetti, era troppo ambizioso, e non ci riuscì, anche perché i tempi non erano maturi come, ancora oggi, dopo Berlinguer, non è matura la democrazia nel nostro paese.

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