Notazioni su un dibattito attorno a Richard Wagner

di Lorenzo Di Chiara

Interessantissimo confronto. Molti punti avrebbero bisogno di maggiore approfondimento. Che Wagner abbia manifestato la dimensione tragica nel Tristan und Isolde, facendola venir meno negli altri drammi, è a parer mio molto dubbio. In Wagner l’esperienza tragica si identifica con quella del destino di un intero popolo. Il progetto artistico e drammatico di Wagner è, come notava Isotta, subito progetto politico, metapolitico anzi (Viereck). Il pensiero di Wagner è – come osservava von Westernhagen – tutto concentrato sulla necessità di risvegliare il Volk attraverso il mito. Il Volk è tenuto insieme da un comune bisogno e da una necessità comunitaria. È questa necessità, che fa di un popolo un popolo, e non una massa amorfa, a costituire il senso del tragico in Wagner. Perché un popolo è sempre esposto alla fine e all’annientamento, ma anche ad una rigenerazione. A parer mio questo pensiero dominante si esprime, in un gioco continuo di sottili richiami, dal Ring al Parsifal, in quella che è una perpetua azione mitopoietica, rigeneratrice del mito e della coscienza mitica, all’insegna del Werden della comunità popolare: il tesoro dei Nibelunghi diventa il Graal parsifaliano, entrambi simbolo della essenza sovrana del Volk germanico da riconquistare. Non bisognerebbe dimenticare che il Parsifal è in realtà una parafrasi del Ring sotto mentite spoglie cristiane (anche un importante musicologo come Leon Stein lo ha notato e recentemente Ruggero Taradel in un suo scritto). Ora, questa è una tematica che corre fino al Nazionalsocialismo: leggere gli scritti di Friedrich Alfred Beck, dove questo motivo della comunità in divenire (e dunque sottratta a qualsiasi escatologia) è ben sottolineato.

Non vi è d’altra parte teleologia, fine della storia nei temi stessi: il Parsifal stesso resta aperto, nella pretesa di “redimere il Redentore”. Apertura che, come sottolineava Isotta, si rimarca musicalmente anche nella cadenza plagale che caratterizza sia il finale del Ring sia quello del Parsifal…

Sulla questione della “appropriazione” da parte del Nazionalsocialismo dell’opera di Wagner, sono perfettamente d’accordo con Damiano: perché parlare di appropriazione quando ci muoviamo all’interno di uno stesso campo di idee? Si tratta solo di una *reinterpretazione* dell’origine. Del resto, Lacoue-Labarthe non ha potuto fare a meno di rilevare come il Gesamtkunstwerk si sia manifestato proprio nel Nazionalsocialismo, che certamente rappresenta solo *una* possibilità di realizzazione del progetto wagneriano. E – al di là del NS – mi pare evidente che Chamberlain avesse portato avanti, con sapiente fedeltà concettuale, il Bayreuther-Gedanke più di quanto non l’abbiano fatto i “ripulitori” del dopoguerra e della nuova Bayreuth confezionata da Wieland….Link: https://www.youtube.com/watch?v=kErDWHvwA_Q

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