Nostalgia

di Vito Teti

NOSTALGIA (2 anni fa e adesso alla seconda ristampa).


Mi è parso utile, allora, interrogarmi sulla nostalgia come irrinunciabile e intricato sentimento delle origini, percezione dolorosa di perdite, assenze e mancanze, sentimento del presente, del qui e dell’oggi. La nostalgia è legata a un luogo e a un tempo e non è possibile parlarne al di fuori di esperienze concrete e vissute. Alcuni momenti di passaggio, di crisi, di fine del mondo che hanno caratterizzato la società occidentale mi sono parsi fondamentali per segnalare il carattere utopico e le potenzialità sovversive di questo sentimento.
Lungo questa pista farò riferimento a tradizioni letterarie, culturali, filosofiche e psicoanalitiche che si sono spinte a riconoscere nella nostalgia una risorsa, un elemento creativo e irrinunciabile delle persone. Grazie a queste concezioni di un’altra nostalgia questo sentimento non è dunque più uno spettro del passato, e finalmente ci si può interrogare, senza essere accusati di operazioni antiquate o persino reazionarie, sulle origini e gli sviluppi di un concetto che accompagna la moderna civiltà occidentale.
Siamo nell’epoca delle grandi migrazioni, di internet e del rischio del collasso climatico, mentre si annunciano profonde trasformazioni dovute alle biotecnologie e all’intelligenza artificiale. I nuovi esodi e le nuove chiusure dei molti che restano, le mutate forme di comunicazione e di apprendimento, i cambiamenti nelle relazioni e nel modo di vivere il tempo esteriore e interiore modificano radicalmente anche la nostalgia così come è stata pensata in epoca moderna, ma in realtà come è stata fin dalla comparsa della nostra specie. La stessa nostalgia – intesa come sentimento dei luoghi e del tempo, come inquietudine e ricerca di senso, come legame con il mondo, la vita, i defunti – diventa altro da sé man mano che altro da sé diventa l’Homo sapiens. Con la nascita di una nuova specie di dèi la nostalgia cesserebbe di esistere, o potrebbe diventare il fardello di scarti, rifiuti, figure marginali di una diversa umanità.
Questo libro sulla nostalgia nasce anche dal bisogno di segnalare il rischio della fine del mondo. La nostalgia intercetta il pensiero apocalittico e il pensiero utopico, e forse questo termine che accompagna il pensiero, la letteratura, l’arte e la medicina della modernità finisce paradossalmente con lo scardinare l’idea stessa di modernità e svela le illusioni e l’impossibilità delle magnifiche sorti progressive. Nata all’inizio come patologia delle persone che restano indietro, la nostalgia mostra che forse la salvezza sarà possibile proprio guardandoci indietro, ascoltando quelli che sembravano essere rimasti indietro e che invece erano più avanti di altri per una possibile salvezza del pianeta. “Il peggio è indietro”, si dice nel mio mondo di origine, e ho sempre pensato che si intendesse nel passato; invece, quell’indietro significava avanti, e forse il peggio non sta dietro di noi, ma di fronte, in quel futuro che non sappiamo riconoscere e immaginare e che magari vorremmo evitare che accadesse. La nostalgia, patologia della modernità, indica che potrebbe essere proprio quella modernità, l’antropocene, la vera patologia dell’umanità, il suo ingresso nella fine. La nostalgia ci segnala che l’estinzione è una possibilità all’or- dine del giorno. Il nostos di quello che è stato e non è più, di ciò che passa e di ciò che resta, dei defunti e del non umano, potrebbe forse diventare un antidoto a una non irrealistica fine.

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