Nostalgia di Budapest

di Sigismondo Nastri


Ho un ricordo struggente di Budapest, la più bella città del Danubio, come la definisce Claudio Magris: quella che dà “la sensazione fisica della capitale”, con “una signorilità e un’imponenza da città protagonista della storia”.
Un ricordo, il mio, che si riferisce all’estate del 1970. Ricordo dei luoghi visitati – il Bastione dei pescatori, l’isola Margherita, il Danubio, i monumenti, le chiese, la musica, una gastronomia corposa e… piccante, i vini del Balaton – e di un popolo accogliente, cordiale, che solo al saperti italiano ti riempiva di complimenti e di elogi.
Mi toccò pure, una sera, nel corso di un ‘Gulash party’, di calcare il palcoscenico (udite! udite!) per… cantare:

Az a szép, az a szép
akinek a szeme kék
akinek a szeme kék

Lám az enyém lám az enyém sötétkék
Mégse vagyok a babámnak elég szép

Az a szép, az a szép
akinek a szeme kék
akinek a szeme fekete

sulle note dei violini tzigani. Era stato l’accompagnatore ungherese a spingermi al… sacrificio, tramutatosi subito in grandissimo divertimento. Io rappresentavo l’Italia in una gara tra gruppi di turisti di diverse nazioni. Vinsi e ricevetti in premio una bottiglia di spumante. Ma dovetti faticare due giorni per imparare a memoria la canzone. Quel ritornello non l’ho più dimenticato, anche se non ne conosco la traduzione. Sembra che si riferisca a una bella donna dagli occhi azzurri. E lì di belle donne, che ti facevano luccicare gli occhi, ce n’erano a ogni passo.

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