Nos Italies, di Gilles Bertrand

di Armando Pepe

Recensione al libro di Gilles Bertrand et Raymond Escomel, Nos Italies, Créaphis Editions, 2021, 200 pagine, prezzo 12 euro.

Si tiene facilmente come un enchiridio, sembra uno di quei piccoli volumi che si possono vedere tra le mani dei gentiluomini ritratti da Giovan Battista Moroni, pittore bergamasco del XVI secolo, il nuovo libro di Gilles Bertrand, dal titolo «nos Italies», corredato da quarantotto fotografie, di vari soggetti, di Raymond Escomel. È stato pubblicato di recente dalla casa editrice francese Chreafis Éditions, nella collana Format Passeport. Piccolo, impreziosito dalla carta geografica disegnata da Alexandre Vuillemin per l’ «Atlas universel de géographie ancienne et moderne à l’usage des pensionnats» del 1843.

Gilles Bertrand è professore di storia moderna presso l’Université Grenoble Alpes e da sempre coltiva interessi di studio inerenti alla società tra XVIII e XIX secolo, l’epoca dei Lumi, il periodo rivoluzionario, le memorie dei viaggiatori del Grand Tour, la commistione culturale tra Italia e Francia.

L’Autore conduce un’operazione atipica e poco ortodossa poiché il proprio intento non è quello di scrivere un canonico libro di storia, ma di lasciarsi portare dalla memoria, di cercare una documentazione immateriale nel viaggio e/o nei molteplici viaggi in Italia condotti nel corso della vita, che si condensano in poche ma vibranti pagine. Se ne colgono le impressioni fortemente visive, a tratti icastiche, simili a madeleines proustiane, che aprono percorsi inesplorati. Il fascino dell’Italia, volendo condensare il tutto in pochi termini, è ciò che ha spinto Bertrand a scrivere queste pagine, dense di osservazioni. Ciò che lo seduce ha incantato generazioni di stranieri rimasti a bocca aperta nell’ammirazione delle sublimi opere d’arte del Belpaese.

Scrive l’Autore che «il arrive que le voyageur se fasse pèlerin ou suive le traces des pèlerins du Moyen Âge le long de la Via Francigena. Pour d’autres, les sculptures fantasques des jardins de Bomarzo dans le Latium, de Bagheria près de Palerme ou de Villa Valmarana à Vicence le disputent aux christs qui ornent les cathédrales de Volterre ou de Crémone. L’Italie a la forme d’un rêve qui a longtemps grandi en chacun de nous avant le voyage s’accomplisse » (p. 14). [A volte il viaggiatore si fa pellegrino o segue le orme dei pellegrini del Medioevo lungo la Via Francigena. Per altri, le sculture fantasiose dei giardini di Bomarzo, nel Lazio, di Bagheria, vicino a Palermo, o di Villa Valmarana a Vicenza, se la disputano con i santi che adornano le cattedrali di Volterra o di Cremona. L’Italia ha la forma di un sogno che è cresciuto a lungo in ognuno di noi prima che il viaggio si compia].

Nel viaggio in un paese fantastico, come l’Italia, tutto è dietro l’angolo, a portata di mano, poiché ogni borgo racchiude misteri, perfino vicende strazianti, come quelle che, grazie alla penna di Stendhal, facevano presa sui lettori oltremontani dell’Ottocento, carichi di aspettative e del pari paghi degli imprevedibili e spesso lacrimevoli dipanamenti.

È indubbio, per l’Autore, che l’Italia abbia un potere d’attrazione enorme, quasi misterico, considerata l’inenarrabile miriade di scrittori, storici dell’arte, poeti che ne fecero la patria elettiva. Tuttavia ciò che più ha colpito la fantasia e rapito l’attenzione di Bertrand sembra essere stata la grande provincia italiana, descritta, a grandi falcate sia pure in minime dimensioni.

L’amore per la provincia lo si percepisce quando l’Autore afferma che «l’Italie du voyageur français se prend classiquement par le nord, ou si l’on veut par le haut, tout comme celle de Ferreol Buq, le héros métaphysicien dont André Pieyre de Mandiargues fait commencer le voyage dans Marbre à Ferrare, avant sa descente vers les Pouilles où il assiste au spectacle public de la mort d’une femme âgée à Locorotondo » (p. 32). [L’Italia del viaggiatore francese si prende classicamente dal nord, o se si vuole dall’alto, proprio come quella di Ferreol Buq, l’eroe metafisico di cui André Pieyre de Mandiargues fa iniziare il viaggio in Marmo a Ferrara, prima della sua discesa verso la Puglia dove assiste allo spettacolo pubblico della morte di una donna a Locorotondo]. Quello di Bertrand è un viaggio a tutto tondo, immersivo, completamente all’interno del panorama sia letterario sia storico-artistico, apoditticamente racchiuso in frasi chiarissime, come «non moins dignes d’être aimées étaient l’Alba de l’écrivain Fenoglio, la Tortona du peintre Piero Leddi, la Luino de Piero Chiara ou la province de Novare de Sebastiano Vassalli. Même si l’on avait pu y être sans pitié au temps de la Renaissance, des procès d’Inquisition ou de la seconde guerre mondiale, partout l’Italie déployait sa spontanéité face à la perversion, à la petitesse, à la mesquinerie, à l’égoïsme du Nord européen» (p. 47).  [Non meno degne di essere amate erano l’Alba dello scrittore Fenoglio, la Tortona del pittore Pietro Leddi, la Luino di Piero Chiara o la provincia di Novara di Sebastiano Vassalli. Anche se si poteva essere spietati al tempo del Rinascimento, dei processi dell’Inquisizione o della seconda guerra mondiale, ovunque l’Italia dispiegava la sua spontaneità di fronte alla perversione, alla piccolezza, alla meschinità, all’egoismo del Nord europeo].

Nelle proprie rimembranze l’Autore richiama celeberrimi scrittori quali François-René de Chateaubriand, de Lamartine, de Nerval, Goethe, Guido Piovene e Jean Giono, ma anche registi come Andrej Tarkovskij. Tutto in Italia si inserisce in un sogno, la luce solare potentemente bagna dei suoi raggi le pietre di cui è costruita Lecce, conferendole un’atmosfera magica.

L’Autore sa cogliere con efficacia quelli che Francesco Arcangeli definiva i «tramandi», ovvero i nessi che collegano un monumento all’altro, mentre le cose più importanti, o ritenute tali, riaffiorano dalla memoria, in un esercizio mnestico, che spazia ininterrottamente dal moderno al contemporaneo, fino a momenti di vita vissuta.

Come si diceva all’inizio, le fotografie rappresentano una parte rilevante del volumetto, poiché – a dirlo è Bertrand- «la mémoire heureusement sélectionne et les photographies épousent le mouvement de cette tension généreuse. Elles fabriquent un récit, une fiction, une sorte de nouveau voyage, qui a peu de choses à voir avec celui qui a été vécu au jour le jour» (pp. 93-94). [La memoria felicemente seleziona e le fotografie sposano il movimento di questa tensione generosa. Esse costruiscono una storia, un romanzo, una sorta di nuovo viaggio, che ha poco a che vedere con ciò che è stato vissuto giorno per giorno].

Le quarantotto fotografie di Raymond Escomel, commentate da Gilles Bertrand, sono vere e proprie opere d’arte; indubbiamente arricchiscono il testo, ne fanno un libro da conservare e, soprattutto, su cui meditare.

Per saperne di più, si rimanda ai links:

https://lintervalle.blog/2021/08/10/italie-espace-monde-par-gilles-bertrand-ecrivain-et-raymond-escomel-photographe/

http://www.editions-creaphis.com/fr/catalogue/view/1250/nos-italies/?of=0

https://www.librairieexpression.fr/listeliv.php?base=allbooks&form_recherche_avancee=ok&editeur=Creaphis

 

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