Non migranti, ma naufraghi

di Federico Smidile 

Si dice che il Governo Meloni-Salvini-Piantedosi si stia muovendo per a questione dei naufraghi salvati dalle ONG (non MIGRANTI, NAUFRAGHI) coerentemente con il passato. E’ vero in parte. Giusto ricordare che la guerra alle ONG non è nata con Piantedosi, anche se l’ex Prefetto di Roma ha un ruolo importante anche prima di ascendere allo scanno più alto del Viminale. Se vogliamo scegliere una data simbolo possiamo, infatti, risalire al 2017, al codice di autoregolamentazione delle ONG voluto da MInniti, oltre che al Memorandum con la Libia dello stesso anno, e alla definizione “taxi del mare” per le ONG che diede Luigi Di Maio, successivamente presente in ruolo apicale in tutti i Governi della XVIII Legislatura. E se vogliamo, possiamo anche ricordare, il Procuratore Zuccaro che, mutuando Pasolini ma con un ruolo ben diverso, affermò “Io so che le ONG sono legate ai trafficanti ma non ho le prove”.
Il Governo Conte 1, Salvini-Piantedosi-Di Maio-Toninelli, diede pessima prova di sé nel 2018-19 bloccando varie navi, tra cui due della GC italiana, e cercando di imporre una visione del diritto del mare assolutamente sballata e fuorviante. La caduta di Salvini e la presenza di Lamorgese al suo posto nei due governi successivi ha modificato solo lo stile ma non la sostanza. Le navi che salvavano i naufraghi non erano fermate da tonanti e burbanzosi tweet e nemmeno dall’efficace azione di Capo Gabinetto sovra esposto. Ma semplicemente si ignoravano gli avvisi che le ONG davano a Italia, Malta, oltre alla stessa LIbia, e quando alla fine lo sbarco era permesso si bloccavano per mesi le stesse navi con pretesti amministrativi che i tribunali internazionali hanno bocciato anche pochi mesi fa. Perché il salvataggio in mare, che non chiede il motivo per cui uno sia in mare, è regolato da convenzioni internazionali (Unclos, Amburgo, Monego Bay) tutte recepite dall’ordinamento italiano e collegate agli articoli 10, 11, 117 della Costituzione, quindi prevalenti su qualunque altra legge, decreti Piantedosi compresi. Il nuovo Governo su questo, quindi, si inserisce nell’alveo del Gentiloni, Conte 1, Conte 2, Draghi, con solo una differenza di tono? Non proprio.
A nessuno, infatti, nemmeno allo stesso Salvini, era venuto in mente di fare la selezione al contrario. E’ da rabbrividire quando si legge che dei medici sono saliti sulla nave ONG e hanno selezionato, al contrario rispetto al passato, chi salvare e chi condannare. In pochi minuti è stato deciso chi dovesse scendere a terra come “fragile” e chi fosse condannato a restare sulla nave e ad andare, per una interpretazione che fu usata anche nel 2020, a sbarcare nel Paese di bandiera della nave (che se quindi fosse cinese dovrebbe tornare in Cina coi naufraghi), in palese violazione delle suddette convenzioni internazionali ed anche dei divieto di respingimento collettivo stabilito dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Ma a questo primo, folle, salto di qualità, se ne aggiunge un altro, verbale ma significativo, del solito Piantedosi, che ha parlato di “resto del carico” per indicare le persone da non far scendere a terra. Persone, appunto, non carico. Siamo andati anche oltre la disumanizzazione della parola “clandestino”, che riduce la persona, appunto, ad una sua qualità negativa. Qui siamo alla riduzione, invece, ad oggetto. Come facevano i nazisti e i comunisti che nei campi di concentramento parlavano di “pezzi”, e consideravano le persone oggetti irrilevanti e sostituibili. Non credo si tratti di un laspus burocratico, ma di una scelta lessicale chiara e volta a cancellare l’idea che si sia di fronte a esseri umani ai quali si deve provvedere, che non si possono trattare come un carico andato a male.
Un doppio salto di qualità, quindi, che peggiora ancora una situazione già grave, e che, ancora una volta serve a nascondere le difficoltà interne di un Governo, ora il Meloni, che sceglie i naufraghi e i migranti come capro espiatorio e arma di distrazione di massa.

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